Convegno sul disarmo

Dalla parte della pace

Salone dei vescovi

La guerra è tornata ad essere un’opzione per le istituzioni, anche italiane, anzi sembra che sia ormai ineluttabile. Questo è quanto è stato denunciato nel convegno sul disarmo, il quinto e ultimo verso Arena di pace 2024. Il sistema nel suo insieme (politica, ambiente, economia, sviluppo, demografia) è in crisi e sembra andare verso la guerra, che però non può che portare a ulteriore povertà e ingiustizia. Per questo, hanno sostenuto i relatori, occorre invertire il paradigma e dare maggiore voce a chi cerca di costruire una pace possibile.

Brando Ricci, giornalista di Nigrizia, ha introdotto il convegno offrendo alcuni dati che mostrano l’aumento delle spese militari ovunque, compresa l’Italia che ha dei record nell’export di armi e che vorrebbe fare altre passi in questa direzione modificando la legge 185.

Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente e portavoce del Forum del Terzo settore, ha parlato di comunicazione manipolata sia riguardo il tema ambientale, dove le scelte ecologiche sono presentate spesso come una spesa che pagheranno i poveri, sia riguardo la paura della guerra per cui si parla di un’opinione pubblica che vuole difendersi e quindi occorre aumento la spesa delle armi, a discapito delle spese per l’istruzione, la salute, i bisogni sociali, la salvaguardia ambientale, la cooperazione allo sviluppo. Per questo ha denunciato come “i politici sembrano non ascoltare e dicono che non c’è alternativa alla guerra, che è ineluttabile, e all’economia di guerra”. La speranza, ha continuato, sono i giovani, ma anche tanta comunità civile, che è ben diversa da quello che è raccontato.

Sergio Bassoli, coordinatore coalizione “Assisi pace giusta” ha raccontato come sul territorio ci siano tante persone e associazioni che stanno facendo rete insieme per la pace, prendendo posizione a favore delle vittime, richiedendo il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione con il ripudio alla guerra e l’invito a cercare altre vie. La corsa al riarmo e lo sdoganamento della guerra come opzione rientrano dentro un sistema in crisi. Alcuni esempi virtuosi, come il Costa Rica, ci sono e ci dicono che si può fare una pace giusta.

Don Renato Sacco, Pax Christi Italia, ha affermato che dobbiamo tornare a dire che la guerra è qualcosa di diabolico, che armi vuol dire morte e distruzione: “Lo hanno detto i padri costituenti che lo sapevano bene, ma oggi ce lo siamo dimenticati e in Italia spendiamo 104 milioni di euro al giorno per la armi”. Quindi ha continuato: “Siamo sull’orlo di un baratro e continuiamo ad andare nella direzione della guerra pur vedendo che non porta a soluzioni, ma solo spese enormi e tanta distruzione. Oggi è messa in discussione la legge 185, voluta da tanta parte della società civile che nei decessi scorsi si è ritrovata anche in Arena di pace: questo vuol dire meno trasparenza e permettere di continuare a percorrere solo la via della guerra”.

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