"Riassettare le reti"

Dagli spazi dei cantieri al tempo dei processi

a cura di don Nicola Agnoli

Prosegue la riflessione sul processo di rinnovamento ecclesiale in atto nella Chiesa di Verona. Riportiamo di seguito il contributo di don Nicola Agnoli, docente dello Studio teologico San Zeno e direttore del Centro diocesano di Pastorale universitaria.

 

Dagli spazi dei cantieri al tempo dei processi

L’immagine del “cantiere” che connota l’impegno a “riassettare” il cammino della chiesa di Verona, indica l’esigenza di un lavoro che dura nel tempo, che non si limita ad un semplice riorganizzare delle strutture, ma spinga alla realizzazione di esperienze di sinodalità vissuta, così da dare un volto di chiesa forgiata dal Vangelo.

Nell’ultimo incontro (06/11/23) dei direttori degli uffici e centri diocesani, nel contesto direi entusiasmante dell’avvio della riforma della nostra Chiesa, mi è parsa un po’ stonata nella bozza martire l’immagine di “cantiere”, la quale se da una parte esprime laboriosità, intraprendenza e cambiamento delle strutture, dall’altra mi pare sia stata fin troppo usata, anche nel recente passato, per ogni iniziativa di riorganizzazione delle strutture diocesane. A mio avviso si tratta di un’immagine che non esprime del tutto il riassetto diocesano, caratterizzato anche da un cambio di linguaggio, che sia meno manageriale – aziendale (direttori, vicedirettori…) e più di riflesso evangelico (annuncio, testimonianza, missione, responsabilità… sinodalità), senza la necessità di un progetto già definito a priori e che soprattutto miri ad un processo di rinnovamento della mentalità delle persone nelle strutture ecclesiali.

Trovare un’altra immagine innovativa non è semplice. Penso a quella più delicata di “laboratorio”, con la quale si esprime un lavoro più artigianale e favorevole alle relazioni, visto anche il tenore degli interventi durante l’incontro, molto sensibili e puntuali, che hanno sottolineato l’attenzione alle persone, alle comunità e al territorio. Tuttavia, anche “laboratorio” è un’immagine più che sfruttata.

Ripensando al contesto ecclesiale, mi è parso più adatto riferirsi al principio della Evangelii Gaudium in cui si afferma che “il tempo è superiore allo spazio” (222) e che si tratta di “avviare processi più che possedere spazi” (223). Un’immagine che esprima il cammino processuale mi pare più adatta e comprensiva degli intenti di riforma, o meglio, di conversione ecclesiale al Vangelo[1]. In realtà più che usare un’immagine mi parrebbe bello usare un concetto, che è anche un metodo esperienziale-conoscitivo che viene dalla psicologia, quello di “processo creativo”.

Secondo questo concetto / metodo esperienziale si mette in gioco la creatività, che dal punto di vista cristiano può essere lo spazio dell’azione dello Spirito che anima l’intelletto umano, in un processo temporale e spirituale che, con una successione di fasi consecutive, porta alla maturazione di una soluzione creativa ed innovativa.

Mi pare che questo modo di procedere sia simile anche al metodo sinodale e al tentativo di riforma avviato, in quanto prevede[2]:

  • fase dell’intenzione, un’idea di partenza sulla quale viene applicato un processo di focalizzazione, necessario per procedere alla fase della preparazione;
  • fase della preparazione ed è il periodo di tempo in cui si esplora, si pensa, si raccolgono informazioni utili, dati ed elementi in modo libero (mi pare possa corrispondere alla fase attuale);
  • fase dell’incubazione, cioè quel periodo di tempo di durata indefinita, in cui si elabora attivamente quanto raccolto nella fase della preparazione (un tempo come sospeso, per la riflessione interiore, maturazione e condivisione);
  • fase dell’illuminazione: una volta effettuata una prima elaborazione, si trova spontaneamente ordine e chiarezza nelle informazioni, si acquisisce una visione chiara ed ogni confusione di idee trova fine;
  • fase della verifica, consiste nel periodo di tempo in cui si esamina se la soluzione creativa individuata possa risultare efficace nella sua applicazione e, dunque, superare la critica.

Per il riassetto della chiesa veronese questi passaggi metodologici non sono necessariamente da istituzionalizzare, ma possono offrire il “ritmo psicologico” necessario per arrivare ad un risultato creativo e condiviso.

Tale processo trova di fatto riscontro nella manifestazione dell’agire di Dio attestata dalla Scrittura. Osservando cioè come Dio agisce nel tempo della storia della salvezza fino a compierla in Gesù Cristo, si può riscontrare una dinamica che rivela il movimento della sua azione creativa e approfondisce il senso teologico della creatività stessa.

In conclusione, sostituirei l’immagine di “cantiere” con il concetto di “processo creativo”, più libero da vincoli progettuali e maggiormente caratterizzato dall’ascolto interiore, esteriore, aperto al tempo di maturazione e sostenuto dal ritmo dello Spirito, similmente a quanto fa “un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

 

 

don Nicola Agnoli

 

 


[1] In EV 33 papa Francesco esorta: “Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”.

[2] Cf. H. Jaoui, La creatività. Istruzioni per l’uso, Franco Angeli, 2007; tali criteri sono recepiti nella riflessione pastorale di S. Bucci, Cambiare è possibile. Il modello Emmaus per avviare e accompagnare processi pastorali, Paoline, 2020.

 

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