Mercoledì 8 aprile

Predisporre lo spazio di un incontro che cambia la vita

Pellegrinaggio a Lourdes

Mercoledì dopo Pasqua (Pellegrinaggio a Lourdes 2026)
(At 3,1-10; Sal 105; Lc 24,13-35)
Lourdes, mercoledì 8 aprile 2026

Ed ecco, in quello stesso giorno, due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus”. Ci sono due località in Palestina che portano il nome di Emmaus. Non sappiamo esattamente dove abitassero i due viandanti. Possiamo però immaginare che vanno via da Gerusalemme per una specie di fuga psicologica. Dopo tutto quello che è accaduto, sono ben contenti di andarsene altrove. Stanno proprio giù e vogliono lasciarsi alle spalle la delusione e lo sconcerto dei giorni della passione e della morte del loro Maestro. L’uomo vive spesso situazioni di desolazione, di fallimento, di depressione: quasi una sorta di vuoto psicologico. In questi casi il primo impulso è fuggire altrove. Invece per combattere la disperazione bisogna fare il contrario: non cambiare in fretta, né prendere decisione alcuna.

Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. Se non si fugge da sé stessi accade l’imprevisto. Il misterioso viandante si avvicina e condivide il dolore, offrendo una rilettura originale dei fatti compiutisi nei giorni precedenti. L’abbattimento delle distanze e il dono della parola sono le condizioni per predisporre lo spazio di un incontro che cambia la vita. Noi in genere tendiamo a sottovalutare l’importanza della strada fatta insieme e la gioia della parola condivisa. Mentre proprio questo sentirsi accanto e in dialogo sono le condizioni per aprirsi all’altro. Così è per i cristiani che vengono affiancati da altri credenti e insieme si predispongono ad ascoltare la Parola di Dio. Non c’è fede senza ascolto: dell’altro più vicino e della parola che scombussola i nostri riferimenti abituali. Per questo credere è uscire dall’isolamento e dall’autoreferenzialità.

Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. La fede porta ad avvertire una presenza che rimette in cammino. La condivisione a tavola diventa possibile per l’atmosfera che si è creata strada facendo. Il cristianesimo delle origini veniva identificato come una ‘via’ e non solo come verità e come vita. Ciò suggerisce che il cammino sia la cifra del nostro credere che non è mai una situazione stanziale o immobile, ma esige di attraversare le strade non senza la compagnia di Dio. L’augurio è che il dono dello Spirito che abbiamo qui invocato per la mediazione di Maria mai ci abbandoni. Così sapremo percorrere la strada della vita senza mai sentirci soli o abbandonati. Allora si comprende anche di che genere è la forza di Pietro e di Giovanni che salgono al Tempio come tutti gli ebrei anche dopo la Pasqua, ma ormai hanno qualcosa “di più” rispetto agli altri. Cosa li muove dal di dentro e li trasforma da pavidi in coraggiosi, da confusi in determinati, da ripiegati in aperti agli altri? Li muove questa persuasione che li ha rapiti e che avverte come vivo il Signore Gesù che li invia nel mondo. Grazie a questa chiaroveggenza dell’amore trasformeranno sé stessi e anche il mondo circostante. Torniamo a Verona sabato prossimo senza esitazione e senza paura per trasformare e non per subire il mondo.

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