20 maggio 2026

Lo sguardo sorridente

Discorso alla città

Discorso alla città nei Primi Vespri di San Zeno
(1 Pt 5, 1-4)
Basilica di San Zeno, 20 maggio 2026

Non per forza, ma volentieri, secondo Dio” è l’invito pressante rivolto dall’Apostolo Pietro a quanti hanno responsabilità. Fare le cose, dunque, non perché costretti, ma spontaneamente. Non sotto pressione, ma col sorriso. La tradizione iconografica ci consegna sempre sorridente il nostro patrono. “San Zen che ride” è, in effetti, l’immagine di un adulto che dà fiducia e che ispira fiducia. Oggi è questa una provocazione e un appello, perché il nostro mondo è attraversato dal dolore, dalla violenza, dalla paura. Ma proprio per questo l’arte della vita non sta solo nell’imparare a soffrire, ma anche «nell’imparare a sorridere» (H. Hesse). Noi adulti, ad esempio, faremmo meglio a sorridere ai giovani piuttosto che soppesarli e, magari, invidiarli. A prevalere è spesso uno sguardo corrucciato che considera i giovani sdraiati, assenti, indifferenti. Ma è proprio così?

I nati dopo il 2000 cominciano proprio ora a entrare nella vita adulta; l’impronta che saranno in grado di dare potrà essere valutata nel secondo quarto di secolo. In questo primo quarto la mobilitazione giovanile non è mancata ed ha riguardato soprattutto tre grandi ambiti. Il primo è quello materiale dove l’aumento del costo della vita e la precarietà occupazionale li sta bloccando. Il secondo ambito è quello dei diritti e della qualità della democrazia, dove non sono disposti a transigere. Il terzo ambito riguarda il futuro collettivo: cambiamento climatico, sostenibilità ambientale, conflitti geopolitici e trasformazioni tecnologiche. La sensazione tra i giovani è che le decisioni prese oggi scarichino costi crescenti su chi verrà dopo. Da qui un sentimento di impotenza e disillusione: non rabbia esplosiva, ma ritiro, adattamento al ribasso delle aspettative, rinuncia ad investire nel futuro del proprio paese. Insomma, molti giovani vivono una fatica reale: ‘’energia c’è — la giovinezza è per definizione energia, slancio, vita — ma fatica a trovare direzione, forma, approdo. Molte promesse, poche strade praticabili. Un futuro amplificato da ogni schermo e insieme difficile da abitare concretamente. Ma proprio qui, in questa fatica, c’è già qualcosa di profetico. I giovani che non si accontentano, che sentono la dissonanza tra ciò che viene promesso e ciò che viene consegnato, che si fermano di fronte a un mondo che corre senza sapere dove — stanno già dicendo qualcosa di vero.

Da qualche tempo, nel contesto delle politiche pubbliche si parla della valutazione di impatto generazionale (Vig) perché qualunque decisione non è mai neutrale rispetto alle età e produce degli effetti sulle nuove generazioni. Il rischio è che resti solo un dispositivo simbolico. Occorre che tutte le istituzioni affrontino lo scenario complesso di oggi cercando di comprendere ciò che frena e ciò che può favorire il ruolo attivo dei giovani nei percorsi di vita e nel contesto sociale ed economico. Così forse ci avvicineremo di più allo sguardo sorridente di san Zeno piuttosto che lasciarci sfigurare il volto da una smorfia di dolore.

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