Lunedì della II settimana di Pasqua (Neocatecumeni a Tombetta)
(At 4,23-31; Sal 2; Gv 3,1-8)
Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino in Verona, lunedì 13 aprile 2026
“Andò da Gesù, di notte”. Nicodemo è un uomo ormai maturo quando si reca da Gesù ‘di notte’ per evitare sguardi indiscreti. Ma, forse, l’oscurità esteriore fotografa bene il suo stato interiore. Anche per noi spesso è notte fonda e rimaniamo confusi rispetto a quel che accade dentro e intorno a noi. Come quando ci misuriamo con la morte di una persona cara oppure quando sentiamo che il tempo folle delle guerre è tornato e non sappiamo dove andremo a finire. Ma siamo qui per lasciarci ispirare da Gesù che dice: “Se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Che significa nascere dall’alto? E, soprattutto, come può nascere dall’alto uno quando è morto? “Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”. Istintivamente ci verrebbe da dar ragione al buon senso di Nicodemo. Del resto, siamo ormai tutti disabituati a pensare la vita fuori dal semplice calcolo biologico. Ce ne siamo fatti una ragione. Si vive e, anche se non ci pensiamo, si muore. Chi prima, chi dopo. Il miracolo dell’esistenza sembra un biglietto di sola andata. Che vuol dire allora rinascere dall’alto? Gesù aggiunge: “Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito”. Come dire che la vita sotto il profilo della carne è limitata e irreversibile. Ma è altra cosa quando è ricondotta alla sua segreta identità. Se allarghiamo il nostro sguardo cambia tutto. La vita sta alla morte come l’infinito al finito. Per comprendere questo occorre ripartire da una convinzione di fondo. Quella che Gesù cerca pazientemente di far passare a Nicodemo.
A pensarci, infatti, la vita stessa è un continuo ri-nascere. Consiste nel ripartire sempre di nuovo quando si è caduti. Tutti cadono. L’importante è rialzarsi. Lo hanno finalmente compreso dopo la resurrezione di Gesù, non senza fatiche ed incertezze, gli stessi Apostoli. Al punto che Pietro e Giovanni invocano per i fratelli della prima generazione cristiana di “proclamare con tutta franchezza la tua parola, stendendo la tua mano affinché si compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù”. In tal modo non si chiede di vivere tranquilli, ma di saper ogni volta ribaltare la situazione, aprendosi ad una nuova possibilità. Ma è proprio così? Apparentemente sembra di no perché ovunque si registrano morte, fallimento, insuccesso. Ma Gesù afferma con chiarezza: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va”. Sì, la vita è come il vento, non sai da dove viene e dove va, eppure il vento soffia ancora. Da qui impariamo, dunque, a vivere la vita, ad assaporarla ancora più intensamente, a non sprecarne neppure un istante. Per comprendere finalmente il senso delle parole di Gesù: “Se non uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Sì, anche di fronte alla fatica che viene dai bassifondi dell’esistenza occorre continuare a sperare nell’alto che ci porta a vedere Dio, nonostante le tante ombre dell’esperienza umana.
