Sabato 4 aprile

La vita è una “metamorfosi”

Veglia pasquale 2026

Veglia pasquale 2026
(Mt 28,1-10)

Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto”. Le parole rivolte alle donne sulla via del sepolcro risuonano ancora per noi stanotte: ma di che cosa abbiamo paura? La “madre” di ogni paura è il fallimento, la sconfitta, la morte. A differenza degli antichi greci che si definivano “mortali”, noi abbiamo smesso di farlo, salvo accorgerci che la vita è un rischio e, comunque, a termine. A questa certezza della fine contrapponiamo un’affermazione seducente: la vita è una “metamorfosi”. Come scrive un filosofo dei nostri giorni: “siamo un’unica, sola vita. Siamo tutti carne della stessa carne, indifferentemente dalla specie cui apparteniamo” (E. Coccia). Non importa, insomma, se vita animale, vegetale, minerale, umana. Sembra la riedizione della nota legge di Lavoisier intorno alla conservazione della massa e dell’energia, per cui “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Ma sarebbe questa la resurrezione? No, e per una semplice ragione, che si ricava dal testo evangelico che è parco di immagini ed è centrato su una affermazione inequivocabile: “Non è qui. E’ risorto, come aveva detto”. La resurrezione di Gesù Cristo sposta l’attenzione dal “qui” al “Risorto” che introduce in un’altra dimensione, non rilevabile empiricamente perché non coincide con questo tempo e con questo spazio, ma va “oltre”. La vita sta alla morte come l’infinito al finito. In questo senso la resurrezione di Gesù Cristo è una specie di Big bang che apre la vita oltre questa esperienza storica. E, quel che più conta, tutti noi, nessuno escluso, in Cristo Gesù, godiamo della stessa possibilità.

 

Cara Ada e caro Massimiliano,

non a caso, ma per scelta, voi due state per essere immersi in Gesù Cristo, mediante il battesimo. Abbandonarsi all’acqua che è movimento e cambiamento modifica la percezione del nostro corpo, abituato alla verticalità e alla pesantezza. Mentre l’acqua invita alla leggerezza e all’abbandono. La fede è abbandonarsi in Dio che ci sostiene come l’acqua, anche quando ci sembra di affogare. Credere è, in fondo, assecondare questa intuizione che a Pasqua è diventata realtà. Come scrive E. Montale, rivolgendosi a Cristo: “Non posso pensarti dolente da che la morte odora di risurrezione”.

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