Martedì 14 aprile

La speranza della resurrezione

Esequie del diacono Dino Costa

Martedì della II settimana di Pasqua (esequie del diacono Dino Costa)
(At 4,32-37; Sal 93; Gv 3,7-15)
Lugagnano, martedì 14 aprile 2026

Gli replicò Nicodemo: «Come può accadere questo?»”. Nicodemo è un uomo ormai maturo quando si reca da Gesù di notte per evitare sguardi indiscreti. Ma, forse, l’oscurità esteriore fotografa bene il suo stato interiore. In effetti, che significa “nascere dall’alto? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”. Istintivamente, ci verrebbe da dar ragione al buon senso di Nicodemo. Del resto, siamo ormai tutti disabituati a pensare la vita fuori dal semplice calcolo biologico. Ce ne siamo fatti una ragione. Si vive e, anche se non ci pensiamo, si muore. Chi prima, chi dopo. Il miracolo dell’esistenza sembra un biglietto di sola andata. Che vuol dire allora rinascere dall’alto? Gesù aggiunge: “Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”.

Come a dire che la vita sotto il profilo biologico è limitata e irreversibile. Ma è altra cosa quando è ricondotta alla sua segreta identità. Se allarghiamo il nostro sguardo cambia tutto. La vita, in effetti, sta alla morte come l’infinito al finito. Per comprendere questo occorre ripartire da una convinzione di fondo. Quella che Gesù cerca pazientemente di trasmettere a Nicodemo. A pensarci, infatti, la vita stessa è un continuo ri-nascere. Consiste nel ripartire sempre di nuovo quando si è caduti. Tutti cadono. L’importante è rialzarsi. In tal modo, non ci è chiesto di vivere tranquilli, ma di saper ogni volta ribaltare la situazione, aprendosi ad una nuova possibilità. Ma è proprio così? Apparentemente sembra di no perché ovunque si registrano morte, fallimento, insuccesso. Ma Gesù afferma con chiarezza: “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?”. Sì, la vita non è solo quella che sperimentiamo a partire dalle “cose della terra”, ma va oltre e si compie nelle “cose del cielo”.

Questo è quanto Dino ha creduto, con la sua sposa Alberta, con la quale ha pure trasmesso questa certezza affettiva alla loro figlia Sonia e ai nipoti Sofia, Daniele e Giovanni. Dino non si è limitato a vivere la sua professione di bancario; non solo ha promosso in parrocchia i gruppi familiari, ma ha sempre conservato la speranza della resurrezione, anche quando ormai vedovo ha trascorso gli ultimi anni sempre in fiduciosa attesa, circondato dai suoi familiari. “Le cose delle terra”, insomma, non gli hanno impedito di credere “alle cose del cielo” e così ha manifestato fino in fondo la sua fiducia in Dio, assecondando più i desideri di vita che gli istinti di morte. Lo affidiamo ora al Signore della vita e preghiamo perché anche noi sappiamo essere attenti alla promessa di resurrezione che è il cuore della fede cristiana.

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