Sabato dopo Pasqua (Esequie di Vittorio Messori Abbazia di Maguzzano)
(2 Tm 1,1-3.6-12; Sal 117; Mc 16,9-15)
Maguzzano, sabato 11 aprile 2026
“Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero… Ma non credettero neppure a loro… Non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”. Per tre volte nel finale di Marco si fa riferimento al fatto che i discepoli non credono. Non credono a Maria di Magdala; non credono neppure ai due di Emmaus; e, da ultimo, gli Undici non credono neanche a Gesù. Credere, in effetti, non è mai scontato. Non lo è stato neanche per Vittorio. Per lunghi anni ha vissuto come se Dio non ci fosse. Fu grazie al Vangelo che ebbe modo di incontrare Gesù Cristo. E così avvenne che quelle che sembravano “ipotesi” diventassero “scommessa”, al punto da confidare: «Ciò che m’interessa è la fede, la possibilità stessa di credere, di scommettere sulla verità del Vangelo. Il resto è solo una conseguenza. Etica, società, lavoro, politica… Tutto necessario, ma assurdo, se prima non si saggia l’esistenza e la resistenza del chiodo che deve reggere ogni cosa. E quel chiodo è Gesù».
Gesù è il “chiodo”, esistente e resistente a cui Vittorio è rimasto attaccato fino allo scorso Venerdì Santo. Lo stesso “chiodo” della sua amata Rosanna, scomparsa quattro anni fa di Sabato Santo. Come ha scritto A. Cazzullo: “Se oggi potranno festeggiare la Pasqua insieme, sarà bellissimo”. La fede è stata la “porta” che ha reso accessibile una Presenza che non ci si aspetta e che è essenziale per vivere. E vivere bene. E soprattutto vivere in una condizione di libertà, per sottrarsi a quella “dittatura” del ‘qui e ora’ che rende così angusta la nostra esistenza. A pensarci, Vittorio più che un “orso” è stato un “uomo libero”, al punto da essere frainteso e, perfino, strumentalizzato. Era libero perché vero, reso tale dalle parole accorate dell’Apostolo al giovane Timoteo: “So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato”.
Ma come ha custodito ciò che gli era stato affidato, cioè la fede? L’ha custodita lasciandosi ispirare da Maria che nei Vangeli non ha un rilievo particolare, ma attrae per la speranza che la pervade. E Vittorio l’ha incontrata in modo speciale negli occhi di santa Bernadette a Lourdes. Al punto da confidarsi così: «Mi sono chiesto perché sono sopravvissuto a Rosanna e mi conforta pensare che questo distacco sarà solo temporaneo. Non è stato facile, anche perché nel frattempo ho terminato la mia collaborazione col Corriere della Sera e ho perso la mia capacità di scrittura. Avevo una memoria ferrea, non ce l’ho più: ora, nel bel mezzo di un discorso, mi dimentico nomi, date, situazioni… Ma sono grato di questo al Signore e alla Madonna perché, togliendo questo e quello, mi fanno sentire precario e mi spronano a confidare di più in loro, a staccarmi dal mio io, dalle mie sicurezze, da ciò che mi ha fatto vivere su questa terra e a desiderare sempre di più il compimento che avverrà dopo la morte. E mi insegnano a vivere i giorni con la stessa pazienza dimostrata da Maria, a rispettare con calma i tempi di Dio, che non sono i nostri» (Intervista a Jesus, gennaio 2024).
Introduzione alla Messa
Celebrare l’Eucaristia in suffragio di Vittorio Messori ci aiuta a non dimenticare quanto scriveva nelle pagine conclusive di Scommessa sulla morte: “È soprattutto quando ci parla dell’Eucaristia che il Vangelo si scontra con l’avarizia della nostra intelligenza e la grettezza del nostro cuore, contratti per la paura di credere troppo”.
