Martedì 7 aprile

Imparare a vivere “presso gli altri”

Apertura pellegrinaggio a Lourdes

Martedì di Pasqua 2026 (Messa di apertura pellegrinaggio Lourdes)
(At 2,36-41; Sal 33; Gv 20,11-18)
Lourdes, martedì 7 aprile 2026

Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. La domanda che fa seguito al kerigma (“Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”) propone il plurale “noi” che è uno dei segni distintivi del libro degli Atti. Il plurale sottolinea che si è passati dall’era di Cristo a quella della Chiesa. D’ora innanzi la fede non può essere una navigazione solitaria, ma diventa una esperienza comunitaria che chiama in causa il singolo dentro una fitta trama di relazioni. Non a caso Pietro con la sua franchezza aggiunge subito dopo: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”. Dunque, ciascuno deve passare attraverso un processo di cambiamento rispetto a Gesù Cristo, ma sempre all’interno di una comunità concreta, che è destinata a diventare il nuovo popolo di Israele. Tenere insieme il cambiamento personale e il rapporto comunitario non è affatto scontato, specie oggi in cui la fede rischia una progressiva deriva individualistica, in cui ciascuno decide per sé i contenuti e, ancor prima, gli atteggiamenti ritenuti giusti. Il rischio è quello di una ricerca tarata sui bisogni del momento, in cui più che Dio si cerca solo il proprio benessere psico-fisico.

Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Il brano evangelico conferma questa intuizione nel celebre incontro tra Maria di Magdala e il Risorto. Maria passa dal pianto alla gioia, dall’incomprensione alla fede. Colpisce che nonostante il sepolcro vuoto e la presenza degli angeli, Maria resti come avvolta da una cecità che la fa ripiegare nella sua tristezza inconsolabile. Il mistero resta sconcertante e inconoscibile senza una voce di Dio e un superamento di sé stessi. Come avviene il cambiamento in Maria? Il passaggio decisivo sta nel sentirsi chiamata per nome e poi quando Maria si slancia verso di Lui nel sentirsi dire: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: ‘Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro’”. Queste misteriose parole che sembrano quasi scostanti dicono due cose fondamentali anche a noi. La prima è che il compimento della vicenda di Gesù non è la risurrezione, ma il ritorno al Padre. Dunque, non è la resurrezione un ritornare alla condizione storica di prima, ma una nuova esistenza. Gesù non esce dal sepolcro per riprendere il filo interrotto della sua esistenza terrena. Per questo si fatica a riconoscere il Crocifisso risorto. Ma, quel che più conta, Maria è invitata a uscire dal ripiegamento e dalla tristezza che invocano il passato e deve aprirsi invece ai fratelli, comprendere la necessità di rapporti nuovi col Cristo. Lì troverà la gioia, la pace, il dono dello Spirito, il perdono dei peccati. Cristo, dunque, va cercato non nel passato, ma nell’oggi della Chiesa.

L’augurio è che ognuno di noi in questa terra di Maria che nasce dal silenzio, non ci isoliamo, ma impariamo a vivere “presso gli altri”, in modo da legarsi alla terra concreta, in cui di volta in volta siamo chiamati ad annunciare il Vangelo.

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