28 dicembre 2025

Oggi si chiude il Giubileo, ma non finisce la speranza

La Chiesa di Verona radunata in Cattedrale

La Chiesa di Verona radunata in Cattedrale nella Festa della Sacra Famiglia, domenica 28 dicembre 2025, ha vissuto la celebrazione diocesana di chiusura dell’Anno Santo. La comunità diocesana, numerosa e partecipe, ha reso lode al Signore per il Giubileo 2025, vissuto come tempo di grazia e cammino condiviso.

 

Aperto a livello diocesano il 29 dicembre 2024 con la solenne processione dalla basilica di Sant’Anastasia alla Cattedrale, si è concluso con una celebrazione simbolicamente ricca, presieduta dal vescovo Domenico Pompili, che non ha avuto il sapore di un congedo, ma piuttosto quello di un passaggio: come una soglia attraversata insieme, con lo sguardo rivolto al futuro della Chiesa veronese e, in particolare, alla prossima Assemblea Diocesana 2026.

Il canto del Te Deum, sostenuto dalla Cappella Musicale della Cattedrale, ha dato voce alla gratitudine per i doni ricevuti lungo l’Anno Santo insieme al gesto dell’incenso, offerto dai parroci e dai rettori delle chiese giubilari. Prima della benedizione finale, l’assemblea ha recitato insieme la preghiera che accompagnerà l’Assemblea diocesana del 2026, segno che la chiusura del Giubileo apre già a un nuovo tratto di cammino.

 

Nell’omelia, il vescovo Pompili ha proposto la meditazione a partire dal Vangelo della fuga in Egitto.

«Il bambino è fragile e il mondo intorno è feroce», ha ricordato, sottolineando come Gesù non nasca in un mondo ideale, ma attraversi una realtà segnata da violenza, paura ed esilio. In questo scenario, Giuseppe diventa figura di una fede silenziosa e operosa, capace di fare tre scelte decisive: fuggire, aspettare e tornare.

Ascolta l’omelia del vescovo Domenico

Tre verbi che il vescovo ha consegnato anche alla Chiesa di oggi, in vista della prossima Assemblea diocesana. Fuggire dalla moltiplicazione sterile delle attività per riscoprire l’essenziale del Vangelo; aspettare, imparando l’ascolto di Dio e dei fratelli; tornare, per costruire relazioni più vere, dentro comunità reali, non ideali.

«Non una Chiesa perfetta – ha affermato – ma una Chiesa che abita la sua piccola Nazaret, dove si cresce nel quotidiano, dentro il limite».

Segno concreto di restituzione è stato anche il gesto della carità: le offerte raccolte sono state destinate infatti al Fondo permanente per il contrasto all’emergenza abitativa, promosso dalla Caritas diocesana. Un modo per ricordare che la speranza seminata non resta astratta, ma prende forma nell’attenzione a chi vive situazioni di fragilità. Oltre a quelle raccolte in Cattedrale, don Joseph Varghese Thoombunkal, parroco di Santa Maria della pace (Madonna di campagna), una delle chiese giubilari in diocesi, ha portato all’altare quelle raccolte nelle celebrazioni del mattino nelle stesse.

 

«Oggi si chiude il Giubileo, ma non finisce la speranza», ha concluso il vescovo. Come una porta che si richiude alle spalle, lasciando però aperto il cammino, la celebrazione di ieri ha affidato alla Chiesa di Verona il compito di continuare a cercare la speranza non nell’eccezionale, ma nel quotidiano, là dove la vita reale chiede di essere abitata con fede e cura reciproca.

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