21 aprile

L’uomo della gioia evangelica

Anniversario papa Francesco

Ad un anno esatto dalla morte di papa Francesco (21 aprile 2025) e a quasi due anni dalla sua storica visita pastorale a Verona (18 maggio 2024) è stata celebrata in Cattedrale la Messa di suffragio e ringraziamento.

Il vescovo Domenico Pompili nell’omelia ha evidenziato due espressioni famose del Pontefice che illuminano l’attualità.

La prima è “ospedale da campo” che per Francesco dice che «la chiesa più che una comunità ideale di gente perfetta è una comunità concreta di gente ospitale, rispetto ad un mondo ferito e confuso, dove la persona vive una condizione di perenne vulnerabilità, ferita da una economia dell’esclusione, dalla minaccia della “casa comune”, dalla solitudine digitale e dalla perdita di un orizzonte di senso».

L’altra, “terza guerra mondiale a pezzi” chiarisce che «la guerra contemporanea non si dichiara con un atto formale, ma si diffonde per contagio, per escalation. Al punto che il 2025 è stato l’anno con il numero più alto di guerre e il 2026 rischia di superarlo tragicamente».

Ha specificato il Vescovo come queste due immagini non siano semplicemente la diagnosi e la proposta di cura per questo tempo, ma nascano per Francesco dalla gioia: «Non entusiasmo, non ottimismo, ma quella tensione profonda verso un bene già iniziato che il Vangelo promette e che nessuna guerra, nessuna esclusione, nessuna solitudine riesce definitivamente a spegnere. È la gioia di Evangelii Gaudium». 

Guardando proprio a questa Esortazione Apostolica del 2013, mons. Pompili ne ha sottolineato il principio oggi più urgente: «Il tempo è superiore allo spazio. Chi si preoccupa solo di difendere posizioni, territori, sicurezze, finisce per “cristallizzare i processi”, per usare le parole di Francesco. Chi invece si affida al tempo — il tempo della semina, dell’attesa, della fraternità costruita giorno per giorno — apre varchi che nessun potere può chiudere. La fraternità di cui parla l’eredità di Bergoglio non è un progetto da realizzare in fretta: è un processo da custodire con pazienza, sapendo che il pane che sazia davvero non si produce, si riceve. Come detto da Gesù: “Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”».

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