Nella chiesa conventuale di San Bernardino, memoria della secolare presenza a Verona dei figli di San Francesco, a cui è dedicato l’Anno santo negli 800 anni della morte, si è svolta la Veglia diocesana di Pentecoste.
Moltissime le persone che hanno gremito il luogo santo, con in prima fila il Consiglio pastorale diocesano e i vicari urbani e foranei, insieme a tanti fedeli laici, consacrati, diaconi e presbiteri. Ad animare i canti un’insieme dei gruppi polifonici delle parrocchie.
A presiedere il vescovo Domenico Pompili che così ha introdotto: «Invochiamo lo Spirito, che nessuno può imbrigliare, perché soffi nelle ferite della Terra, nei luoghi dove la pace sembra impossibile e in ciascuno di noi».
Quindi, si è spostato processionalmente all’esterno, insieme a una rappresentanza del popolo di Dio, per la benedizione del fuoco. Le 7 candele accese sono state portate successivamente sul candelabro posto sul presbiterio, mentre è stato invocato lo Spirito Santo nelle varie lingue parlate dai cattolici a Verona.
Dopo la proclamazione delle letture, mons. Pompili ha evidenziato tre doni che offre lo Spirito Santo.
Il primo è il permettere all’umanità di parlare lingue diverse contro la logica – un tempo di Babele e oggi della comunicazione – di uniformare tutto, con la violenza del potere. Un esempio dell’opera dello Spirito è stato, secondo il Vescovo, l’Assemblea diocesana vissuta una settimana prima: un esercizio di ricerca di un linguaggio comune, una Chiesa che non vuole una voce sola ma che ascolta tutti, dai più giovani ai più anziani, e discerne.
Il secondo dono è quello di trasmettere la gioia del Vangelo, tornando alla sorgente originaria e «generando persone credenti e credibili».
Infine, lo Spirito «è un vento che scompiglia, senza perdere il nome di ciascuno ma riscattando la vita di ciascuno, riconoscendo il nome di ciascuno». Da qui l’invito: «La Chiesa si rinsalda nella Pasqua; nella Pentecoste ritrova la sua anima più profonda e la sua origine. Con il fuoco dello Spirito addosso, andiamo verso chi aspetta soltanto di essere chiamato per nome».
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