Venerdì 12 dicembre
Presentazione libro sulla Torre abbaziale di san Zeno
Secondo la filosofa Simone Weil “l’uomo vive in tre modi: pensando (il vero), contemplando (il bello), agendo (il bene)”. Il bello, in particolare, educa e trasfigura la vita. Lo fa però senza concetti e senza precetti, per immersione, in una esperienza che ci fa uscire da noi, allarga gli orizzonti e poi rientrare in noi stessi, riconciliandoci con la parte migliore di noi stessi.
Come scriveva Romano Guardini – un veronese di nascita da cui non dobbiamo mai allontanarci se vogliamo comprendete il tempo che viviamo – “l’arte non ha uno scopo istruttivo, non mira ad insegnare determinate verità o virtù”.
In un’epoca dove regna la strumentalità e l’azione è orientata a scopi utilitaristici e dove la pedagogia implicita è “tutto ciò che non ha scopo non ha senso” (che tradotto in concreto vuol dire “tutto ciò che dà un vantaggio è sensato”), l’arte educa al fatto che ci sono cose che hanno senso, pur senza avere uno scopo. Lo scopo, infatti, è ciò che produce un effetto “fuori di sé”, il senso invece è ciò che “riposa in te”.
L’arte educa, dunque, al fatto che esistono realtà prive di scopo, ma ricche di senso! Un senso che – come fa egregiamente questa monumentale opera che descrive la Torre abbaziale all’interno dello straordinario complesso architettonico di san Zeno – possiamo solo contemplare e non possedere.
La bellezza alla fine educa a non essere idolatri.
E vi pare poco?
