Giovedì della III settimana di Avvento
(Ger 23, 5-8; Mt 1, 18-24)
Messa in Cattedrale con inaugurazione dei presepi Centri diurni Ulss 9; Messa al Pepperone
“Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto”. Geremia dà voce all’attesa di Israele e precisa che questa volta non sarà di nuovo l’uscita dalla terra d’Egitto, ma il ritorno della discendenza a Gerusalemme. Una evidente allusione alla condizione dispersa del popolo che ha bisogno di un nuovo Mosè che riconduca a casa quanti erano stati abbandonati lontano dalla propria terra. La profezia trova puntualmente riscontro nella pagina del vangelo dove ci si sofferma su come “fu generato Gesù Cristo”. A differenza di Luca che pone al centro la figura della madre, l’evangelista Matteo dedica attenzione a Giuseppe, il suo sposo. E’ una lettura dalla parte del padre, anche se si capisce subito che non si vuol tanto riflettere sulla reazione psicologica di Giuseppe, ma affermare l’origine misteriosa del bambino. E, infatti, la questione è cosa fare davanti all’inspiegabile gravidanza di Maria che rischia di essere lapidata o strozzata, secondo la Legge. Giuseppe – laconicamente descritto come un “uomo giusto” – vuole risparmiarla e separarsi da lei di nascosto. Egli è giusto sia verso Maria di cui intuisce l’integrità e pure nei confronti dell’imbarazzante situazione che si è venuta a creare. Non gli basta però obbedire alla Legge. Vuole rispettare la persona che ama. La sua giustizia va ben oltre la semplice tutela della Legge.
Giuseppe, tuttavia, non è ancora persuaso del tutto fino a quando un sogno non irrompe di notte e gli disvela quanto è accaduto. Con la semplice ragione non può afferrare il senso ardito dell’evento e accetta di lasciarsi ispirare dall’angelo. “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Giuseppe accetta e si mette dalla parte della madre e del bambino che gli sono affidati. Così Giuseppe lascia intendere che oltre la dimensione dell’intelletto esiste un altro ambito non meno reale che è quello dell’amore. Questa ulteriore percezione della realtà rende la verità una ricerca a più vettori dove si crea la condizione per un dialogo fra i vari saperi ivi compreso il confronto fra scienza e fede. L’una ha bisogno dell’altra. La fede ha bisogno della scienza per non scadere nella superstizione. La scienza ha bisogno dell’amore per non essere finalizzata ad altro come tragicamente la storia anche recente conferma.
Ciò che decide della sua accettazione del ruolo paterno, così singolare, è il sogno che allarga la sua percezione della realtà e lo introduce dentro il disegno provvidenziale di Dio. San Giuseppe è stato spesso ridotto ad un vecchio rassegnato. In realtà, manifesta tutta la sua energia maschile nel mentre si apre docile all’inspiegabile azione dello Spirito di Dio. Quando viene meno la fede diminuiscono non solo gli uomini giusti, ma semplicemente gli uomini, quelli capaci di proteggere la donna e la vita del bambino.
