Mercoledì 1° luglio

Ogni giorno si muore per rinascere

Messa di San Basilide per la Polizia Penitenziaria

Messa di San Basilide per la Polizia Penitenziaria (Frati del Barana)
(1 Gv 5,1-6; Sal 30; Lc 9,23-26)
Chiesa di San Francesco al Barana in Verona, mercoledì 1° luglio 2026

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso”. In queste parole all’apparenza dure e ultimative si nasconde l’identità del cristiano. Tutto si regge su quella particella iniziale: “Se”, come a dire che il rapporto con Gesù Cristo è una ipotesi, certo non un obbligo. No, Gesù dice “se”, “se” uno vuole. È un atto di perfetta e piena libertà lasciata a ciascuno di noi: se uno vuole. Nessuno più del Signore rispetta, tutela e si rende garante della libertà degli uomini. Dio la rispetta sempre, sia nel bene che nel male. Riscoprire la fede come la forma più alta di libertà in un tempo segnato dagli algoritmi, è un atto di contestazione. “La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro” (Magnifica Humanitas, 114). Proprio quel che fate voi, chiamati a custodire volti in libertà vigilata e sempre a risc hio di essere considerati numeri da tenere a bada! Ciò richiede comprensione, misericordia e compassione.

Poi le parole del Maestro fanno emergere alcune condizioni perché questa scelta si compia. La prima è: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”. La prima è rinnegare sé stesso. La prima condizione è vincere il male in me, non quello degli altri (non si fanno le guerre sante). Si combatte il male che c’è nel cuore, questa è la vera guerra santa. Il mio nemico unico sono io, il mio falso io. Quella crosta di paura e di male che mi blocca e mi fa essere duro con gli altri. In attacco contro gli altri e in difesa di me stesso. Questa è la lotta di tutta la vita. A proposito di “perdere”. Mi piace ricordare una libera traduzione, in lingua corrente, meno aderente al testo greco che non dice rinnega te stesso, ma smetti di pensare a te stesso. Al centro, nella buona e nella cattiva sorte, ci sono sempre io. Smettere di pensare a sé stessi. Allora c’è una specie di triplice scansione (che viene dalla sapienza antica): “Conosci te stesso. Ama te stesso. Smetti di pensare a te stesso”.

La seconda è: “Prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Questo proprio è difficile. Di più, non la croce, ma la sua propria croce, ogni giorno. Mi spiego: quando uno era condannato a morte (come tutti noi, perché moriamo) c’era un palo già infisso nel terreno (che si chiamava stauron) poi c’era il patibolo cioè il palo traverso. Il condannato si caricava il patibolo e lo portava sul luogo della condanna. I carnefici lo appendevano sul patibolo, lo sollevavano e stava sulla croce. Ognuno di noi ha la sua croce da portare ogni giorno: significa che ogni giorno si muore per rinascere. Non significa che moriamo in croce, ma significa che finisce in croce l’uomo vecchio, l’uomo egoista ogni giorno, giorno dopo giorno. È una lotta quotidiana che dura tutta la vita. Fortunatamente c’è una convinzione che aiuta: “Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?”. Questa è la domanda da cui farsi trafiggere oggi. Questa è la strada da perseguire e capace di riscattare il non senso di tante giornate passate a fare del bene e ad arginare il male.

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