Palazzo della Gran Guardia in Verona, giovedì 24 settembre 2026
57° Incontro nazionale di studi Acli
CAPIRE IL LAVORO, COSTRUIRE PARTECIPAZIONE
(Saluto istituzionale)
Al n. 99 della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, Leone XIV afferma che “le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità”.
Due pagine dopo, al n. 101, aggiunge: “Gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva”.
Le due affermazioni stanno a poca distanza e il testo non le mette in stretto rapporto. Però conviene farlo, perché il rapporto è la cosa più istruttiva del capitolo: l’intelligenza artificiale non ha un corpo, però beve.
È da questa asimmetria che possiamo leggere l’intero capitolo terzo della MH. L’IA non è neutra perché, pur essendo priva di corpo, i suoi costi ricadono su corpi determinati: quelli che estraggono i minerali e annotano i dati, quelli che vivono dove l’acqua viene prelevata, quelli che vengono valutati da un sistema di cui non conoscono i criteri e quelli che smettono di cercarsi perché una parola simulata è più disponibile di una parola detta. Il discernimento che l’enciclica non serve a stabilire se l’IA sia un bene o un male. Serve a rendere visibile e contestabile questa ricaduta. La sua misura, allora, non è etica in senso generico: è il corpo.
Auguro a questo importante appuntamento delle ACLI che ragiona su quel “corpo” che si chiama lavoro, tutt’altro che alla sua fine, di cogliere le ricadute sociali ed economiche “da dentro” (inside) il tempo dell’intelligenza artificiale.
Buon lavoro!
