Martedì 25 agosto

La vita è molto più di quello che credi

Esequie di d. Angelo Menegolli a Grezzana

Martedì della XXII per annum (Esequie di d. Angelo Menegolli)
(2Ts 2,1-3a.13-17; Sal 95; Mt 23,23-26)
Grezzana, martedì 25 agosto 2026

Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!”. La dura requisitoria del Maestro giunge qui al suo acme per contestare la religiosità affettata dei suoi correligionari che discettano sulle tasse da pagare e sulle norme igieniche e perdono di vista l’essenziale che è l’amore per Dio e il prossimo, con cuore indiviso. In realtà, sarebbe ingeneroso pensare che tutti gli ebrei del suo tempo fossero degli ipocriti come li definisce senza mezzi termini Gesù. Al loro interno esistevano spiriti sensibili che non meritavano questo giudizio sommario che accusa di essere “guide cieche” che invece di accorgersi di ciò che è decisivo finiscono per perdersi dietro al nulla. Qui il discorso, opera di mosaico di Matteo, fa riferimento anche alla situazione della Chiesa di Siria degli anni Ottanta, travagliata dalla penosa rottura con il giudaismo, ma anche da un fariseismo strisciante e subdolo. Il rischio di perdersi dietro a beghe di bottega come quando ancora oggi ci si divide tra tradizionalisti e progressisti è quello di smarrire il senso autentico del credere. Quale? Le parole al vetriolo del Vangelo ce lo lasciano intuire, lette in correlazione con il frammento paolino della prima pagina.

Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!” ammonisce con schiettezza Gesù invitando a fare della religione non una serie di pratiche esteriori quanto una profonda revisione del nostro mondo interiore. In aggiunta, le parole dell’Apostolo offrono la prospettiva da seguire: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Noi dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, per mezzo dello Spirito santificatore e della fede nella verità. A questo egli vi ha chiamati mediante il nostro Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo”. L’inganno è di credere quando riduciamo la fede a un prontuario di idee da coltivare o una serie di regole da osservare. La fede nasce invece da un rapporto vitale con lo Spirito di Gesù che ci “chiama”, cioè ci interpella con la sua parola perché possiamo entrare dentro la dimensione di Dio e del suo Regno e così cambiare prospettiva. Altro è ritenere che la vita sia solo quella che appare. Altro è sapere che la vita è molto più di quello che credi.

Come interpretare la dedizione radicale della sorella di don Angelo allo stesso per anni e anni senza visibili riscontri?

Perciò,… state saldi… e lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene”. La fede cristiana consiste in questa buona speranza in cui don Angelo è vissuto fino alla fine abbandonato alla Provvidenza che ai suoi occhi aveva trovato visibile riscontro nella tenerezza della sorella. La scomparsa di lei ha coinciso con quella di lui. Ora anche la medesima speranza però.

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