II domenica di Quaresima (Cresime)
(Gen 12,1-4a; Sal 33; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9)
Villafranca e S. Giovanni Lupatoto, domenica 1° marzo 2026
“Signore, è bello per noi essere qui!” (v. 5). Le parole stupite di Pietro, abbagliato dalla luce che promana dal volto e dalle vesti di Gesù, per un attimo mi hanno fatto pensare alle luci e all’atmosfera… del Festival di Sanremo (sic!). In effetti, la trasfigurazione è un evento dai tratti sorprendenti, quasi sospeso “tra palco e realtà”, simile ad uno show televisivo. Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte. Forse perché il monte è il luogo della luce: quello su cui si posano i primi raggi di sole all’alba e su cui si distendono gli ultimi al tramonto. Ma si capisce che dietro quella lucentezza sul monte si nasconde qualcosa di più. La bellezza di Gesù non è un semplice effetto della luce esteriore. Gesù è sempre lo stesso, ma i suoi occhi sono così luminosi come quelli di una donna in lieta attesa. È la lucentezza di un uomo libero da sé, pronto a spendersi per gli altri, capace di condividere l’amore e, fino in fondo, il dolore. È questa luminosità che crea la bellezza. Noi siamo sedotti dalla bellezza, ma ahimè ossessionati da una bellezza formatizzata ed esteriore. Vien da chiedersi: come scoprire la vera bellezza? Per far questo converrà ripensare a quando i discepoli salgono sul monte, a quando vivono sul monte e a quando scendono dal monte.
Quando salgono sul monte. Nel salire verso il monte i tre più intimi amici del Maestro avranno sentito la stanchezza sulle gambe, ma anche l’emozione di sollevarsi rispetto alla banalità del quotidiano fatto di tante cose senza idee e tante idee senza cose. Questo piattume che produce tristezza si manifesta nel calcolo egoistico che prende il posto della generosità; nell’abitudine ripetitiva che sostituisce la fedeltà creativa; nell’accidia svogliata che moltiplica pensieri vuoti e parole al vento. Si resta a valle e non si sale, al contrario di Abramo che lascia la sua terra e va (Gen 12,1-4a).
Quando vivono sul monte. È un tempo breve, ma intenso in cui accade l’imprevedibile, come la metamorfosi del Maestro che appare ai loro occhi differente. Tutto, in realtà, accade nell’ombra prodotta da una nube da cui proviene la parola: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. L’uomo che presto vedranno accusato, violentato e ucciso va “ascoltato”, cioè compreso e non frainteso. La vera bellezza è soltanto l’amore. E quando la Chiesa diventa l’incontro con l’amore crocifisso e risorto allora essa diventa un’esperienza che scalda il cuore e illumina la mente.
Quando scendono dal monte. Perché la bellezza non è possesso, è dono e come tale va donata, non trattenuta. È l’invito ad andare e non a starsene a parte per annunciare la bellezza. Come detto da una mistica di oggi: “Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio” (S. Weil).
Auguro a voi di scoprire non tanto la grande quanto la vera bellezza!
