Epifania 2026
(Is 60,1-6; Sal 72; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12)
Cattedrale di Verona, martedì 6 gennaio 2026
“Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. Le parole attribuite ai sapienti che vengono dall’Oriente lasciano interdetti. Il nostro tempo ha creato una frattura quasi insanabile, insediatasi sin nei meandri della nostra coscienza, che porta a ritenere la scienza una cosa e la fede un’altra, due realtà insomma diametralmente opposte. Sembra quasi che se uno è credente non è normale perché la normalità sarebbe la scienza che esclude per principio qualsiasi ipotesi divina che non stia dentro il semplice fenomeno che è scientificamente rilevabile. Eppure la parola Epifania sta a dire manifestazione, cioè la ri-velazione di come stanno effettivamente le cose, la nuda verità. E in questo caso la dimensione divina e quella umana si intersecano, anzi è proprio attraverso un segno della costellazione celeste che questi saggi si incamminano alla ricerca di Dio che si rivela essere alla fine un semplice bambino nudo, inerme, indifeso. Qui la ri-velazione, peraltro, cozza anche contro il buon senso che fa del divino la quintessenza del potere e della forza e finisce per tradire una semplicità che lascia di stucco.
Il punto è che l’Epifania, come dice la parola, vuol dire ri-velazione. Il che sta a significare che non si “di-mostra”, ma semplicemente si “mostra” per quello che è. Noi siamo disabituati a questa forma di ri-velazione perché tutta la nostra vita è un tentativo di dimostrare quanto valiamo, quanto siamo capaci, performanti, importanti ed acquisire così titoli di merito per essere apprezzati, lusingati, amati. Dio non ha bisogno di tutto ciò, ma semplicemente si “mostra” per quello che è capovolgendo il nostro immaginario su Dio. Noi spesso abbiamo fatto “morire” non tanto Dio, ma il dio che ci siamo costruiti con le nostre mani. Da questo punto di vista è stato perfino un bene che certe immagini siano cadute in frantumi. Resta però da verificare se esista Dio al di là delle nostre attese e delle nostre idee. I Magi ci spingono in questa ricerca, non dando per scontato che tutto sia frutto del caso e del semplice big bang.
La loro ricerca che durerà anni svela un atteggiamento autentico di chi non si rassegna a quel che appare e sa che molte volte le cose non sono affatto come appaiono, anzi sono inedite. Di qui la ri-velazione cui aprirsi con due atteggiamenti dello Spirito, da coltivare come i Magi.
Il primo è la conoscenza della realtà che è sempre controintuitiva e non va mai pensata semplicemente come l’esito dei nostri ragionamenti, ma va accolta nelle sue sorprese e nelle sue eccezioni, come la stella che si mettono a inseguire. Pensate al fatto che sembriamo immobili e incollati alla sedia. Mentre in realtà il mondo gira intorno al Sole ad una velocità media di 30 km al secondo (sic!). Dunque 1.800 km al minuto. Fate voi il resto.
Poi dopo la conoscenza esiste l’indipendenza coraggiosa dei Magi che non si lasciano irretire da Erode e dagli altri studiosi della Scrittura e si lasciano guidare solo dalla propria ispirazione, senza farsi risucchiare dai luoghi comuni e dalla pressione del momento. Finalmente il combinato disposto di conoscenza controintuitiva e indipendenza coraggiosa fanno piegare i Magi in adorazione davanti al Bambino in cui Dio si mostra silenziosamente.
Epifania tutte le feste se le porta via. L’importante è che non ci porti via il desiderio struggente dei Magi che è l’unica strada per non perdere la nuda verità che spesso non coincide con le nostre presunte mezze verità, a patto che ci lasciamo ispirare come i Magi da una conoscenza controintuitiva e da una indipendenza coraggiosa.
