III domenica del tempo ordinario 2026 (32° anniversario morte mons. Luigi Bosio)
(Is 8,23b-9, 1-3; 1 Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23)
Cattedrale di Verona, domenica 25 gennaio 2026
“Gesù… lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare… oltre il Giordano, Galilea delle genti”. Gesù non va in città, a Gerusalemme, ma sceglie un luogo di confine che è però tutt’altro che un mondo chiuso. La sua scelta è quella di andare verso il mare aperto, non solo in senso fisico, ma anche mentale. Abitare un luogo anonimo e al tempo stesso complesso svela quale sia la logica di Dio. Per Dio non esistono centro e periferia, ma ogni luogo è interessante. Anzi, spesso proprio dai luoghi meno noti nasce qualcosa di nuovo. Così è stato per il venerabile Bosio che ha vissuto a lungo in contesti remoti: prima come vicario parrocchiale a Legnago e docente di lettere nel pre-seminario della Bassa, poi come parroco di Presina, infine a Belfiore d’Adige dove ideò e realizzò la nuova chiesa parrocchiale, dedicata alla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo. In tutti questi casi, don Luigi si confrontò con un contesto in rapida evoluzione e seppe raccogliere gente diversa, grazie alla capacità di ascolto. Lui più che arringare le folle, sussurrava alle orecchie del cuore!
“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. La profezia di Isaia si compie nell’uomo Gesù di Nazareth. La strategia di Dio è sempre inattesa: irrompere con la sua luce proprio dove le tenebre sono più dense, dove il desiderio di Dio sembra sopito. Quando il gioco si fa duro, Dio non scappa, ma si mette in movimento, parla, rilancia. Se come nell’esperienza di mons. Bosio si vive il silenzio al punto da essere definito “un benedettino nel mondo”, allora la Parola di Dio “fa fiorire l’essere”. Nella frammentazione della vita contemporanea la Parola rappresenta il “centro” che consente di ritrovare il proprio “io”, in rapporto a “Dio” e al mondo. C’è di più. L’ascolto della Parola sortisce anche l’effetto di maturare un atteggiamento dialogante sia a livello interreligioso che interculturale. La Bibbia rappresenta, dunque, un test indispensabile per saggiare la qualità della fede personale e verificare l’attitudine al confronto. Da qui nasce la passione di mons. Bosio per la liturgia, in particolare per l’Eucaristia che lo avvicina a Maria che è la discepola ideale di questo ininterrotto colloquio tra l’umano e il divino.
“Il Regno dei cieli è vicino. Convertitevi!”. L’annuncio di Gesù è essenziale. Non viene prima l’invito a cambiare. Ma la certezza di una vicinanza che da sola basta a capovolgere la nostra visione della realtà. Se c’è Dio vicino, alla nostra portata di esseri umani, allora tutto cambia. Gesù doveva essere innamorato del mare e subiva il fascino dell’orizzonte sconfinato che sa andare oltre la terra ferma. Anche mons. Bosio è stato innamorato del mare che è Dio che ha cercato anche nei suoi 10 anni in cui ha subito la leucemia. Sempre con la stessa persuasione: “La Verità si contempla (non per verba sonantia), un mare di parole, di discussioni, (non per verba sonantia, sed per lucem splendentem). C’è forse da aggiungere qualche cosa al sole? La Verità si difende da sé: Lux splendens veritas. In altum, nella pace e nel silenzio” (L. Bosio).
