Domenica 1 marzo

La fede è un chiaroscuro

Istituzione nuovi accoliti

II domenica di Quaresima (istituzione nuovi accoliti)
(Gen 12,1-4a; Sal 33; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9)
Cattedrale di Verona, domenica 1° marzo 2026

Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza” (2 Pt 1,16). Molti anni dopo quel giorno sul monte, l’apostolo Pietro rievocherà quell’esperienza irripetibile. Dietro queste parole si nasconde però anche la fatica del cristianesimo delle origini che veniva apostrofato come una “superstizione” rispetto alla religiosità corrente. Ha inizio così l’apologetica cristiana che consiste nel difendersi dall’accusa di essere creduloni ingenui. E la strada imboccata è quella di dire: “Io c’ero”, e non mi sono ingannato. Ma come dar credito alle parole riportate da un testimone, riuscendo a salvaguardare la sostanza di un fatto dalle sue inevitabili interpretazioni? Per comprendere il senso di questo evento che muta la forma di Gesù, sottraendolo sia pure per un istante alle ombre della storia, occorre rifarsi ai tanti simboli disseminati nel testo di Matteo.

Il primo è “un alto monte. Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo, perché il giorno vi è più lungo e la notte più corta. Il monte è il luogo della luce. E la luce, sia pure breve e avvolta da una nube, è il simbolo di questa esperienza affascinante e insieme scioccante. La montagna come il luogo della luce richiama la forza della natura che ci sovrasta e insieme ci incanta.

Un altro simbolo sono i due personaggi Mosè ed Elia che si affiancano per un attimo al Maestro. Sono anch’essi uomini del monte; anch’essi hanno avuto una particolare esperienza di Dio. Tutti e due lo hanno sperimentato da vicino: Mosè sul Sinai ed Elia nel vento di una brezza leggera; ma poi tutti e due hanno avuto momenti di buio inesorabili. Mosè non è entrato nella terra promessa ed Elia è stato perseguitato e abbandonato. Così toccherà a Gesù. La fede è un chiaroscuro. Il Tabor e il Calvario sono correlati: il Tabor senza il Calvario è vuoto; il Calvario senza il Tabor è cieco.

Infine, l’ultimo simbolo è la pretesa di Pietro di fissare una tenda per cristallizzare quel momento di luce. Non è una ingenuità, ma è la spontaneità umana che chiede una stabilità. Ma questa forma non è quella storica. Non è consentito di fissare le tende quaggiù, ma ci è dato di intuirne il futuro. È il richiamo realistico alla fatica di credere che consiste nello scendere a basso per vivere in alto. Con la fede restiamo con “Gesù solo”, ma è quanto basta per rialzarci e camminare oltre. Questo è quanto sarà richiesto a voi accoliti nel vostro servizio ministeriale che arricchisce la Chiesa scaligera. Gli accoliti sono chiamati a servire nella luce della liturgia eucaristica, ma al contempo nella penombra della cura dei malati e degli anziani. Così come sono chiamati a servire nella luce del riconoscimento ecclesiale e nella penombra della gratuità. Mai l’uno senza l’altro. Senza la gratuità il servizio è vuoto. Senza la bellezza il servizio è cieco. Buon cammino a servizio della vostra comunità cristiana!

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