Martedì della I settimana per annum (Casa del clero)
(1 Sam 1,9-20; 1 Sam 2,1.4-8; Mc 1,21b-28)
Casa sacerdoti in Negrar di Valpolicella, martedì 13 gennaio 2026
“Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità”. Gesù non si confonde con uno scriba o un rabbi, ma si impone subito come un profeta, secondo la tradizione del Deuteronomio. Da dove nasce il profetismo? Dall’Horeb, dove l’uomo fragile avverte che ha bisogno di essere separato da Dio, come il neonato che per poter vivere deve essere separato dalla madre. Senonché l’aspetto della separazione sarebbe devastante senza quello della comunione. Di qui la funzione del profeta che è il ponte, l’essere-in-relazione, la voce che tira fuori dalla massa. Ma come riconoscere il vero profeta? Solo se dice quello che Dio gli comanda, senza aggiungere e senza togliere per compiacere la gente. Scomodo e pronto a pagare di persona è il profeta di Dio.
Gesù è diverso da tutti gli altri perché dice quello che sente dal profondo; di ogni questione coglie lo spirito e non la superficie e, infine, perché libera sul serio. La sua parola, dunque, suona nuova perché dice quel che avverte dentro di sé, in virtù della sua relazione unica ed esclusiva con Dio. Suona nuova perché va sempre al cuore dei problemi. Lo Shabbat, ad esempio, non è tanto questione di regole o di divieti, ma di promuovere o meno l’umanità. Senza il riposo la nostra qualità della vita deperisce senza che ce ne accorgiamo. Infine, suona nuova perché liberando l’uomo posseduto dallo spirito impuro, nella sinagoga di Cafarnao, inaugura il tempo dell’azione.
Vorrei evocare un profeta tra i preti che avete conosciuto. Mi riferisco a don Luigi Bosio, scomparso 32 anni fa (27 gennaio 1994). Dal Maestro don Bosio ha appreso in presa diretta le sue indiscutibili qualità. La prima è il silenzio di chi si lascia penetrare dalla parola di Dio e si sottrae alla presa delle parole vuote e voraci del mondo. Scrive don Luigi a proposito della sua nascita avvenuta di Sabato Santo, cioè il 10 aprile 1909: “Dio è silenzio. In questa Luce, la Parola è figlia del silenzio del Padre, e lo Spirito Santo è il bacio silenzioso della loro silenziosa comunione. Il Padre non ha detto che una Parola: il suo Figlio; Egli la dice sempre nel silenzio, un silenzio senza fine”. La seconda qualità della parola profetica è la sua poesia: dice e fa don Luigi; è stato un uomo concreto che ha vissuto la vita parrocchiale a cominciare da Belfiore d’Adige, poi Legnago, quindi a Verona, come un “congiungimento” indissolubile. Infine, la parola profetica è rovina perché mette a soqquadro le certezze e gli interessi di sempre. Come grida lo spirito impuro a Gesù: “Sei venuto a rovinarci?”. La parola profetica mette in crisi, getta nel discredito, fa saltare i nostri tabù; ma salva. La parola di Dio fa male, ma è un male che – come nel caso dell’ossesso – si converte nel vero bene. Quante persone hanno vissuto in Cattedrale a Verona il sacramento della confessione che per don Bosio è: il sacramento dell’amore. “Sì i peccati, sì, ma soprattutto il sacramento dell’Amore! È questo che conta”. La sua memoria ci faccia ritrovare il suo canto d’amore a Cristo: “Tu sei un continuo venire, sei l’eternità in atto. Vieni!”.
