Martedì 17 febbraio

Il miracolo dei pani

Esequie di Filippo Dalla Verde

Martedì della VI per annum (Esequie di Filippo Dalla Verde)
(Gc 1,12-18; Sal 93; Mc 8,14-21)
Chiesa di Santa Lucia Extra in Verona, martedì 17 febbraio 2026

Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”. Nel vangelo di Marco i farisei e gli aderenti al partito di Erode sono legati da una trama oscura: colpire il giovane Rabbi di Nazareth. La paura di perdere il prestigio religioso, per i farisei, o la paura di compromettere il potere o il successo politico, per gli erodiani, alimenta il comune sospetto e la dichiarata ostilità nei riguardi di Gesù. Questa paura è come un “lievito” che fermenta e che impedisce di accogliere il Maestro nella sua novità sconvolgente. Per contro, il nostro fratello nella sua lunga esistenza non è mai stato affetto da questo ‘lievito’ della corruzione. Sin da giovanissimo quando a 18 anni fu assunto in ferrovia, nelle Officine Locomotive di Verona Porta Vescovo, si è distinto per essere un uomo concreto e generoso. Per Filippo quel concorso indetto dalle Ferrovie dello Stato nel 1942, nel bel mezzo della guerra, fu un cambio di reddito, passando da 120 a 560 lire mensili. Ma quella significativa crescita in campo professionale e sociale non gli impedì di mettersi al servizio degli altri. Da quel momento entrò a far parte della S. Vincenzo che garantiva cibo e vestiti a tantissime famiglie veronesi ridotte in stato di indigenza.

Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito?”. Gesù si accorge, peraltro, che i suoi stessi discepoli al pari di farisei ed erodiani non sono per nulla estranei a questo fraintendimento circa la sua persona. Anzi, la loro cecità e sordità spirituale, a paragone di quelli che stanno fuori, hanno radici in un cuore indurito. L’invito di Gesù è di penetrare più profondamente nel miracolo dei pani che non è stato un gioioso pic-nic popolare, ma un preciso momento di rivelazione del suo compito e della sua persona. Filippo comprenderà il senso cristiano dell’appartenenza alla Chiesa grazie a figure come il curato don Dario Dal Gallo, con il quale in bicicletta andava a trovare i parrocchiani sfollati altrove.

Non comprendete ancora?”. Fino a quando il cuore non è cambiato nessun miracolo può far cambiare idea a quanti non colgono in Gesù il Messia. Per Filippo c’è stata una esperienza che ha cambiato il suo cuore: l’Azione cattolica. Ai suoi tempi tre cose la identificavano: preghiera, azione, sacrificio. Così Filippo ha imparato la “via” della fede cristiana e ha contribuito a far sì che la parrocchia di S. Lucia si aprisse alle persone diversamente abili già nel 1981 e in seguito si coinvolgesse anche nell’accoglienza delle prime persone immigrate. Senza mai dimenticare di aiutare anche la gente del posto che entrava in difficoltà economica e aveva bisogno di essere sostenuta, come nelle Giornate della Carità, dove le offerte erano collocate nella cassetta posta a fianco dell’altare del S. Cuore. Probabilmente proprio quel Sacro Cuore ha cambiato il cuore di Filippo rendendo la sua vita piena non solo in termini di quantità di anni, ma di intensità nei riguardi di tanti volti di uomini e donne che insieme alla sua bella famiglia hanno costellato un’esistenza così feconda e generativa.

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