Sabato 12 settembre

Essere per gli altri

Ordinazioni diaconali e anniversario della Dedicazione della Chiesa Cattedrale

Anniversario della Dedicazione della Chiesa Cattedrale 2026 (Ordinazioni diaconali)
(Is 56,1.6-8; Sal 121; 1 Cor 3,9-11.16-17; Gv 4,19-24)
Cattedrale di Verona, sabato 12 settembre 2026

“Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Le parole del Maestro sembrano contraddire l’anniversario solenne della dedicazione della Cattedrale. Se, infatti, ci si mette a selezionare i passi della Bibbia dove si parla del tempio, si giunge presto alla stessa conclusione: nessun luogo è privo della presenza di Dio, anzi il Dio della Bibbia mostra per il tempio una allergia quasi istintiva. Al tempio Dio preferisce il tempo. Amare Lui significa vivere appieno nel tempo che ci è dato con le sue sfide e provare a cambiarlo. Per questa ragione, quando il tempio di Gerusalemme sarà distrutto e le chiese cristiane non ancora edificate, gli scritti neotestamentari faranno intendere che la Chiesa altro non è che la comunità cristiana. Come abbiamo appena ascoltato per bocca dell’Apostolo: “Voi siete campo di Dio, edificio di Dio”. A partire da qui il grande Agostino scriverà: “Mediante la fede gli uomini divengono materiale disponibile per la costruzione; mediante il battesimo e la predicazione sono come sgrossati e levigati; ma solo quando sono uniti insieme dalla carità divengono davvero casa di Dio. Se le pietre non aderissero tra di loro, se non si amassero, nessuno entrerebbe in questa casa” (Serm. 336).

Non si potrebbe descrivere meglio non “che cosa”, ma “chi” è la Chiesa. Per questo siamo qui oggi a festeggiare una comunità che diventa abitabile per tutti nella misura in cui le sue pietre si dispongono in maniera “ben ordinata”: cioè non vanno a scegliersi il posto in cui collocarsi, né il più comodo, né quello più in vista, ma si lasciano porre e disporre là dove l’unico architetto della Chiesa spirituale, lo Spirito Santo, dispone. Questa unità nella diversità, plasticamente raffigurata dal segno di questa antica Cattedrale, spinge ciascuno a chiedersi: qual è il mio posto? Da oggi per voi che state per essere ordinati diaconi il vostro posto è quello di “servire il tempo e servire Dio” (D. Bonhoeffer). Siete 7: numero magico per dei diaconi, come all’origine. I vostri nomi sono già risuonati. So che siete avvertiti della necessità di passare dall’insignificanza a una nuova intelligenza del diaconato. Per questo vi chiedo di mostrare che cosa significhi “essere per gli altri”. Il Vangelo già documenta questa dinamica: Gesù si lascia interpellare dalla cananea, condivide la mensa con pubblicani e peccatori, benedice i bambini, non resta indifferente al tocco dell’emorroissa. Questi episodi indicano che Dio non rispetta i nostri confini tra sacro e profano, tra degno e indegno. Oggi questa lezione diventa ancora più urgente. Dobbiamo riconoscere il divino nelle voci che chiamano aiuto, negli stranieri in viaggio, nelle ferite che attendono guarigione, nei processi di liberazione da ingiustizie, nelle lacrime delle madri, nei luoghi pervasi dalla paura. Il Vangelo non cambia il mondo. Cambia però le persone che possono cambiare il mondo. E voi 7 siete tra queste, sapendo che “se ognuno fa qualcosa, si può fare molto” (Pino Puglisi). Questa è la verità che la Chiesa di san Zeno si attende da voi, “sulla via” della vita!

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