Benedizione animali a Costeggiola per S. Antonio Abate
(Gen 6,17-23)
Costeggiola, sabato 17 gennaio 2026
Chi è Noè, il cui nome Noach vuol dire “riposo”, “conforto”? Non in senso storico, evidentemente. Ma come un simbolo insieme familiare e misterioso. Un autore ebreo lo descrive così: “Noè ha contribuito a formulare il primo trattato di zoologia fantastica, basato sul concetto di armonia pacifica tra animali. Il pachiderma insieme alla pulce, il leone accanto all’agnello, il carnivoro diventa vegetariano, il vegetariano vegano… Tuttavia Noè ha salvato la sua famiglia, non per favoritismo divino ma per garantire un futuro materno e paterno all’umanità” (Sem Galimberti, Serbar memoria. Scritti di Noè, Bergamo 2022, p. 13). Su mandato esplicito di Dio, Noè e i suoi familiari cominciano a costruire una grande arca nella quale accogliere i futuri superstiti. Il loro lavoro suscita però la derisione e le beffe dei loro contemporanei, che assistono stupiti a quanto essi realizzano. Il diluvio giungerà inesorabile, mentre la famiglia di Noè e le coppie delle diverse specie animali troveranno rifugio nell’arca. Fuori dell’arca nessuno sopravvivrà al diluvio. Una volta ritiratesi le acque dopo il cessare delle piogge e 150 lunghi giorni di attesa, l’arca potrà approdare sulla terraferma, traendo in salvo tutti i suoi abitanti. Dio stabilirà con Noè e i suoi discendenti una nuova solenne alleanza. Ma come leggere questa vicenda? Cosa può oggi dire a noi, abitanti del XXI secolo?
Una prima chiave di lettura: il dilagare del mare è parallelo al dilagare del male. Oggi con la nuova sensibilità ambientale, notiamo in modo molto più fondato quanto il disordine morale comporta un disordine naturale e viceversa. Ci stiamo rendendo conto che il disordine esterno corrisponde a quello interiore? Ma ancor prima abbiamo un mondo interiore, un insight?
Seconda chiave di lettura: la fede di Noè che in un mare di caos è obbediente a fedele nonostante tutto e tutti. Noè è deriso, Noè fa qualcosa anche di insolito, ma è capace di reggere. Noè non aspetta, non si siede, non si lascia vivere, Noè costruisce una cosa che apparentemente non serve a nulla. Si dà una regola di vita. La più importante è: ama il prossimo tuo, amerai il prossimo tuo come te stesso. Se so che siamo tutti nella stessa barca, questo pensiero susciterà in me compassione e amore.
Terza chiave di lettura: la vita dentro l’arca di Noè. Dentro quella scatola c’è puzza di vita, puzza di animali, la fatica di sentire che gli altri sono ingombranti, la fatica di uno spazio condiviso che ci chiede di fare spazio agli altri. Ma è l’unico modo per rimanere vivi. Se dentro c’è puzza e anche la possibilità del peccato, fuori c’è la morte, il caos. Condividere gli spazi con gli altri, questa è la nostra scialuppa di salvataggio un luogo dove attendere una meta, un porto sicuro. Ne sono consapevole?
