Incontro coi Referenti e gli Incaricati di Curia
(Lc 4,12-22a)
Casa San Fidenzio in Novaglie, sabato 10 gennaio 2026
“Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Con queste parole, Gesù provoca lo sconcerto tra tutti quelli che erano nella sinagoga di Nazareth. Tanto basta per suscitargli contro gli stessi che lo avevano accolto con curiosità e simpatia. È che la Parola di Dio non è mai parola morta, ma parola “viva” e, nel suo caso, addirittura “vivente”. Ascoltare la Parola, infatti, non è mai un’azione innocente e priva di conseguenze; è liberare una forza che immediatamente entra in azione. Per questo la Parola di Dio è l’unica in grado di “ri-unire” la Chiesa. Per questo il nostro cibo quotidiano – insieme a quello materiale – è prestare ascolto ad “ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. È vero, oggi la Parola di Dio sembra diventata rara: pochi sono quelli che la ascoltano e ancor meno quelli che cercano di metterla in pratica. Ma ciò non toglie che a sostenere la nostra vita rendendola forte, trasparente e, perfino, interessante, sia soltanto la pratica della Parola.
Se questo è vero e soprattutto se questo accade per noi, si capisce allora che la nostra azione, quella dei vari Servizi e Centri pastorali, non è tanto ‘produttiva’ quanto ‘rappresentativa’. Attraverso un’azione produttiva siamo noi a fare qualcosa: agiamo, modifichiamo, creiamo. L’azione del cristiano non è produttiva, ma ‘solo’ rappresentativa perché rimanda a Gesù Cristo, il quale dice di essere inviato “a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi”. Di per sé non si tratta di una citazione puntuale di Isaia 61,1-2 perché Luca opera una censura rispetto ad Isaia: “a promulgare il giorno di vendetta del nostro Dio”, e inventa un’altra espressione come “proclamare ai ciechi la vista”, traendo peraltro da Isaia 58,6 l’espressione “a rimettere in libertà gli oppressi”. Si tratta in ogni caso di azioni che non ‘producono’ nulla di materiale, ma rappresentano beni di prima necessità: la fiducia, la libertà, lo sguardo, la creatività. Oggi ancor prima delle difficoltà materiali, sono quelle immateriali che ci fanno girare a vuoto: non c’è fiducia in giro e la vita è una minaccia più che una promessa (il vuoto demografico); non c’è libertà in giro, ma ci sentiamo in gabbia; non c’è uno ‘sguardo’ profondo sulle cose perché nessuno va oltre il proprio naso; non c’è creatività, ma registriamo solo stagnazione e ripetizione. Per questo mai come oggi il profumo di Cristo è decisivo per purificare l’atmosfera pesante e viziata che si fa irrespirabile. Solo il Suo profumo fa superare d’incanto sia la nevrosi che l’indolenza pastorale, che sono le due facce della stessa medaglia.
Da qui una domanda che è la stessa posta da papa Leone ai cardinali: “C’è vita nella Chiesa?”. Oggi ci chiediamo: dove c’è vita nella comunità cristiana di san Zeno? Dove langue e dove deve essere risvegliata? L’Assemblea ecclesiale è un modo per rispondere a questa domanda tutti insieme e dipenderà anche da noi se sarà una esperienza, un esercizio di ascolto e un innesco di “vita nuova” (R. Guardini).
