Giovedì della III settimana per annum (Dai PP. Comboniani)
(2 Sam 7,18-19.24-29; Sal 131; Mc 4,21-25)
Casa madre dei Comboniani, giovedì 29 gennaio 2026
“Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate»”. Nella vicenda di Gesù di Nazareth si registra subito dopo i primi consensi una stagione di crisi. Gesù era partito baldanzoso con un annuncio kerigmatico che non lasciava dubbi e che aggregava attorno a sé folle di persone entusiaste. Il Maestro fa inizialmente ricorso a parole perentorie: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15), liberando da spiriti impuri e guarendo gli ammalati. Ben presto però si trova di fronte alle prime incomprensioni. Come mai si verificano ostilità, distorsioni del significato, abbandoni? Occorre realisticamente prendere atto che la comunicazione di una buona novella come quella del regno di Dio può fallire.
Prendiamone atto, senza che questo ingeneri frustrazione e depressione. Impariamo dal Maestro: per Lui l’ostacolo diventa il luogo da cui spicca un salto e la frustrazione diviene fonte di creatività. Gesù capisce che deve passare dal linguaggio dei primi momenti a quello parabolico che, più che provocatorio, obbliga l’interlocutore a sentirsi chiamato in causa e a prendere posizione.
Quando poi le folle deluse lo abbandonano (Gv 6,66-69), allora cambia ancora una volta linguaggio e sceglie quello didattico, concentrandosi sulla formazione dei suoi discepoli, in modo che almeno alcuni capiscano qual è la logica del Vangelo. Quando neanche questo più funziona, gli resterà soltanto il linguaggio della testimonianza fino alla croce: come il suo modo di vivere anche il suo modo di morire dice qual è il Vangelo di Dio.
Allora comprendiamo il senso di quell’affermazione perentoria: “Fate attenzione a quello che ascoltate”, preceduta da quell’espressione misteriosa: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro?”. Ciò che fa la differenza insomma non è la luce che resta di suo intrattenibile perché destinata ad essere rivelata completamente, ma la qualità dell’ascolto da parte di tutti. Al punto che Gesù afferma: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più”.
Ascoltare è decisivo. Ascoltare Dio e ascoltare gli altri e ascoltare il creato. Ci serve il silenzio, ci serve la risonanza, ci serve la disponibilità di prendere la parola senza giudizio per giungere ad un incontro con la gente che abbandoni il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così” (Evangelii Gaudium, 33).
