Mercoledì 23 settembre

Annunciare il Vangelo è scommettere insieme sulla forza educativa della fede

Ingresso di d. Davide Bisognin nella chiesa di San Pio X in Verona

Mercoledì della XXV per annum 2026 (ingresso di d. Davide Bisognin)
(Pr 30,5-9; Sal 118; Lc 9,1-6)
Chiesa di San Pio X in Verona, mercoledì 23 settembre 2026

“Gesù convocò i Dodici, diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi”. Gesù invia in missione i Dodici. Prima li chiama uno ad uno per nome. Poi li convoca tutti insieme per mandarli ad annunciare il Vangelo che coincide con il guarire le ferite dell’umanità. Questa sera, a prima vista, è don Davide ad essere inviato qui in missione; in realtà la comunità è coinvolta, non fosse altro che per il fatto che si trova a riprendere il cammino con un altro pastore. D’altra parte, cambiare è una esigenza della vita se non vuole diventare stagnante, ma a noi risulta difficile questa dinamica. Siamo più portati in modo gattopardesco a “cambiare tutto per non cambiare niente”. La verità però è che siamo viandanti. Lo siamo perché veniamo al mondo con una nascita incompiuta e una strada da cercare, passo dopo passo. Per imparare la cosa più importante e cioè che nessuno di noi fa camminare gli altri. Il cammino si fa andando, certamente, ma è Dio solo a farci camminare.

“Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro»”. La povertà è il mezzo principe per mantenere il potere dell’amore e la potenza del perdono, perché non avere nulla vuol dire dare sé stessi. A tal proposito Luca è ancora più radicale di Marco perché non permette di portare nulla con sé, neanche il bastone. Il bastone, infatti, serve a raggiungere ciò che la mano ancora non raggiunge. La mano è il potere, la possibilità. Il bastone è la protesi della mano. Tutta la scienza, la tecnica, la tecnologia hanno inizio nel bastone. Ma neanche la bisaccia da portare con sé è consentita. Neanche il pane. Tantomeno il denaro. E perfino due tuniche non vanno capitalizzate. Dietro questa scelta radicale c’è l’idea che a misura in cui siamo poveri la gente si apre all’accoglienza. Quando siamo troppo appesantiti dalle cose rischiamo di essere evitati. Anche se il rischio di non essere accolti resta come una possibilità che è reale, come del resto accaduto allo stesso Maestro.

“Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni”. Da cosa guarisce il Vangelo? Dalla falsa presunzione di salvarsi da sé stessi. Da tempo la persuasione è che i nostri ragazzi sarebbero già nati “imparati”, anzi “potenzialmente perfetti e precocemente competenti”. Tutti sappiamo che si cresce non solo a base di latte e di cura, ma anche di sguardi e di parole. Proprio quello che si tende a sottovalutare. Annunciare il Vangelo è scommettere insieme sulla forza educativa della fede che è l’unico cambiamento possibile in grado di convertire la nostra esistenza, aprendola alla speranza e non all’ansia e alla paura.

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