“Un Dio a passo d’uomo”: questo è il titolo, riferito a Gesù, che apre il capitolo 1.2 della lettera pastorale Sulla via e il tema dell’Avvento 2026. Scrive il nostro vescovo Domenico Pompili: “I passi umani si susseguono uno dopo l’altro, ma quasi mai si somigliano. Ci sono i passi fatti con i piedi e passi fatti con i movimenti del cuore; passi di corsa, per entusiasmo, e passi controvoglia, per paura”. Guardando proprio alla vicenda di Cristo specifica: “Gesù è stato un profugo in fasce. Il Verbo incarnato non nasce già grande: si fa creatura nel grembo di una giovane donna che accetta di lasciarsi abitare dall’imprevisto. La rivelazione cristiana non inizia in un palazzo o in un santuario, né tra le righe di libri polverosi, ma sulla via della vita”.
Rispetto a questo il Vescovo invita a contemplare un particolare: “Gesù è il Dio che ha imparato a camminare – certamente anche da sua madre e suo padre – rivelando fin dall’inizio che la libertà ha bisogno di legami buoni e solidali”. E aggiunge: “Dio ha camminato tra noi a passo d’uomo, offrendosi come la via – la porta – da attraversare per una vita buona. Un Dio così non può essere conosciuto a distanza: occorre frequentarlo come compagno di viaggio”.
Il tempo dell’Avvento diventa occasione propizia per questo. L’immagine che ci accompagna ci porta in un deserto che ora si rivela ospitale e abitato. I piedi del piccolo appoggiati, con intimità, fiducia e desiderio di imparare a camminare: li possiamo vedere come quelli di Gesù appoggiati su Maria e Giuseppe, ma anche – in maniera complementare – quelli dell’umanità appoggiati sul Padre e sulla Chiesa, che fa muovere i primi passi.
