Cattedrale di Verona in festa per la Pasqua! Dopo il solenne canto del Preconio pasquale a cura della Cappella musicale della Cattedrale il vescovo Domenico Pompili ha sottolineato come, il fatto che la Pasqua sia una festa mobile, ci ricorda che il tempo non dipende solo da lancette e telefoni, ma dai movimenti del cosmo e invitato a ritrovare la connessione con una dimensione oltre, al per sempre.
Nell’omelia ha commentato il versetto evangelico in cui si dice che Giovanni, più giovane, arriva al sepolcro prima di Pietro, differenziando tra la velocità, «legata all’efficienza e alla logica della prestazione, cioè legata al rapporto tra spazio e tempo» e la rapidità che «è qualitativa, legata all’intuizione, alla capacità di cogliere il momento e di orientarsi nei cambiamenti»; in questo nostri tempo, la velocità rischia di essere «un inutile tentativo di fermare un cambiamento inarrestabile» mentre la rapidità ci permette di «valorizzare le inquietudini, interpretare i segni dei tempi, essere capaci di stupore e di creatività, in sintonia con la natura inafferrabile del tempo. La velocità è circoscritta alla fisica. La rapidità va oltre la ragione e tocca il cuore».
Quindi, pensando all’esito di fede di quella visita al sepolcro ormai vuoto, ha proposto la rapidità di Giovanni come “chiaroveggenza dell’amore” e ha affermato: «Credere è avere questo sguardo che sa decifrare i segni della resurrezione, sotto apparenza contraria, sa cogliere la vita dentro la morte e la morte dentro la vita. Per contro, aleggia in giro un “cinismo scientista” che ci ruba questo sguardo, affermando che la morte e basta sarebbe il nostro destino inesorabile».
Il Vescovo ha invitato a guardare proprio a Giovanni che si lascia condurre nel silenzio di quel sepolcro a «intendere un’altra dimensione in cui vivere per sempre. Vivere in Dio che è l’amore che mai abbandona, dall’inizio della nostra vita biologica alla sua fine. Dinanzi alla resurrezione di Cristo la vertigine che si prova e che ci rapisce non è paura di cadere, ma voglia di volare. Ed è del cristianesimo la perla più preziosa condensata in tre sole parole: “Gesù è risorto!”».
E pensando al versetto finale “Non avevano compreso che egli doveva risorgere dai morti” ha concluso: «Quest’ultima affermazione potrebbe disorientare. Ma come non comprendono ancora? Ė che resta sempre un ‘non ancora’: non basta essere rapidi e credere. C’è sempre la fatica di ogni giorno che richiede di prestare ascolto a quel che accade. Occorre imparare a sentire “il rumore dell’erba che cresce” per non perdere il filo e il senso. Pasqua allora è un cammino che si apre muovendosi rapidamente».
Al termine della celebrazione mons. Pompili ha impartito ai partecipanti la benedizione con indulgenza plenaria tipica del Pontificale.
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