Grande profondità e bella partecipazione hanno caratterizzato le tre serate di Esercizi spirituali diocesani predicati dal card. Josè Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, nella Cattedrale di Verona e, in collegamento, in alcune parrocchie sul territorio.
Un momento di grazia in preparazione della Pasqua e in vista dell’Assemblea diocesana, animato nel canto dalla Cappella della Cattedrale.
Nelle tre serate il Cardinale ha voluto ripercorrere i tre momenti del messaggio di papa Leone XIV per la Quaresima 2026 in cui ha presentato questo tempo di grazia come occcasione propizia per:
- rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita
- riscoprire il valore della Parola che ci spinge ad entrare in rapporto con la misericordia di Dio e ci fa da bussola nel cammino di converseione
- rinnovare la decisione di seguire Cristo
Per questo, nella prima serata, ha commentato il versetto evangelico “entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto” (Matteo 6,6) delineando una sorta di “coreografia della Quaresima”; si tratta, infatti, di intaprendere un combattimento spirituale, stare da poveri davanti alla misericordia di Dio, abbadonarsi da figli allo sguardo del Padre che ci ama.
Nella seconda serata, ad accompagnare è stata la parabola di Luca 15,11-32, con la problematizzazione delle relazioni in famiglia: un figlio minore che è incapace di articolare il desiderio e che si ritrova vuoto, triste e solo; un figlio maggiore che è incapace di vivere la fraternità e di entrare nella logica della misericordia; un padre che ama in maniera esagerata e che fa crescere i figli donando loro la possibilità di un apprendistato del dono e della gratuità. Questo è anche il cammino offerto ad ogni cristiano e a tutta la Chiesa chiamata alla profezia di un amore senza limiti e a vivere la festa della misericordia.
Nella terza sera, l’invito del Cardinale è stato a contemplare Gesù nel deserto – luogo in cui si è se stessi senza armature ed esposti a Dio – alle prese con le tentazioni (Matteo 4,1-11) che in realtà lo accompagneranno per tutta l’esistenza terrena – in particolare per la strumentalizzazione che gli altri provano a fare di lui (re, taumaturgo, tappabuchi, ecc.) – ma davanto alle quali sceglie sempre di essere fedele al Padre. La prima tentazione (trasformare la pietra in pane) ricorda che non viviamo di solo pane ma ancora più profondamente che non possiamo vivere senza il pane eucaristico che è la scuola del dono e dell’amore, unica pienezza di vita; la seconda tentazione (mettere alla prova Dio) richiama il mettere condizioni al nostro credere a Dio (conforto, soddisfazione dei desideri, ecc.), mentre Gesù si fida tanto di abbandonarsi pure nel mistero del silenzio di Dio sapendo che è capace di trasformare ogni cosa; la terza tentazione (la gloria) evidenzia le nostre dipendenze dagli idoli, il nostro culto ai poteri ingannevoli che promettono felicità, il nostro esercitare il potere in una logica mondana, mentre Gesù sceglie solo il potere della croce, del dono, della scelta degli ultimi, della disponibilità alla fraternità.
Alla conclusione della terza serata, il vescovo Domenico Pompili ha tenuto un breve discorso, che pubblichaimo qui di seguito.
Al termine di questi Esercizi spirituali diocesani, sento di dire grazie a Lei caro José Tolentino de Mendonça, a nome di tutte e di tutti; anche a nome di chi – e sono stati più di un migliaio – ha seguito questo appuntamento in collegamento dai diversi vicariati.
In una fulminea citazione di Milan Kundera a proposito della lentezza lei riporta quanto segue: “Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. (…) Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria: il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”.
Grazie per averci fatto rallentare e costretti, anzi, spinti ad entrare nella “camera” del nostro cuore per imparare a pregare. Grazie per averci condotti a rileggere le dinamiche profonde dei legami e delle relazioni. E grazie per averci orientati ad una apertura verso il mondo che non è conformismo, ma reciprocità.
Così nel silenzio e nell’adorazione, ci siamo esercitati in quella dimensione della profondità che assieme all’essenzialità e alla reciprocità disegnano il campo di una fede e di una comunità cristiana che sappiano abitare questo tempo così complesso e ricco di interrogativi. Ora possiamo camminare più spediti verso la Pasqua e, al suo culmine, verso l’Assemblea diocesana del prossimo 16 maggio a Isola della Scala. Abbiamo compreso che il desiderio più importante non è tanto il nostro quanto il desiderio di Dio, che consiste nel suo venirci continuamente incontro.
Caro Cardinale José Tolentino de Mendonça,
grazie per la sua presenza e per la sua parola. Il Signore benedica il suo lavoro teso a creare ponti tra fede e cultura, fra fede ed educazione.
Oggi prima che una crisi di fede siamo dentro ad una crisi culturale, da cui non usciremo se non insieme, sommando le forze e assumendo uno sguardo diverso. Quello di Dio beninteso e non il nostro. Alla ricerca del volto di Dio, dunque, continueremo a camminare come recita il Salmo 26: “Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto”.
Resta aggiornato seguendo i profili social della Chiesa di Verona:
Canale WhatsApp
Profilo Instagram






