Via Crucis

Tener viva l’arte della pace

Chiamata alla pace 2026

Migliaia di persone in piazza Bra per la quarta edizione di Chiamata alla Pace la Via Crucis diocesana del Venerdì Santo a Verona, che raccoglie credenti e non per riflettere anche sulle vittime di ogni violenza e unire insieme le proprie voci per un mondo più giusto. Quest’anno davanti all’Arena e con lo sguardo rivolto a Francesco d’Assisi, uomo di pace, negli 800 anni dalla sua morte.

Centinaia i giovani che hanno seguito nel vallo seduti per terra; presto riempite le 400 sedie e i gradini di Palazzo Barbieri; una folla in piazza, tra persone che hanno scelto di venire appositamente, chi colto di sorpresa si è fermato a seguire tutto l’evento e chi ha colto l’occasione per assisterne almeno a un momento. I consacrati delle varie comunità francescane presenti in diocesi hanno guidato attraverso le quattordici stazioni con i passi biblici; gli attori Lorenzo Zanoletti e Gerardo Placido hanno dato forza ai dialoghi scritti da don Martino Signoretto a partire dalle fonti francescane; molto apprezzato l’aspetto musicale con la guida della band veronese Ra.Dio.Luce e del Coro di Voci bianche di Fondazione Arena di Verona.

Al termine il vescovo Domenico Pompili ha sottolineato l’importanza di questa occasione in un tempo di «palesi responsabilità di quanti compiono efferate crudeltà, puntualmente lasciate impunite» e con il pericolo dell’impotenza e dell’indifferenza; per questo «mai come in questo tempo “chiamare alla pace” è diventato urgente, per non cedere alla tentazione di smettere di essere umani. E per capire finalmente perché “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” (Leone XIV). Il punto da esplorare è quanto sia adeguata questa scelta di ritorno alla forza e a chi giovi, soprattutto in una prospettiva a medio e lungo termine, chiedendosi anche come costruire alternative possibili».

Quindi, ha presentato san Francesco come un esempio di chi cerca «alternative a questo tragico stato di cose» e «un segno potente per tutti, credenti e non credenti, in una fase della storia, dove le voci della pace ci sono, e non sono poche: ma sono fragili e inascoltate» spesso messe a tacere da polarizzazioni che «non prevedono dialogo, margine di approfondimento, di ragionevolezza»; l’invito rivolto dal Vescovo a tutti è di diventare protagonisti di «gesti di rottura benefica» che non risolvono tutto ma fanno accadere che l’altro possa essere ritenuto un fratello, come nel caso del Sultano per Francesco.

Infine, prima di augurare una buona Pasqua come passaggio dalla morte alla vita, ha invitato a far proprie le tragiche parole di Primo Levi, poste come premessa di Se questo è un uomo:

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”.

Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi, come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero.

Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.

Un particolare grazie va anche a Croce Verde, Ministri dell’Accoglienza, Cavalieri di Malta, Telepace, Verona Fedele, MeQuadro Service, Studio Salvetti, Enrico Garnero, SPAIE srl, Black Shadows Group, Cooperativa il Samaritano.

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