Giovedì Santo

Pastori trasformati da Cristo

Messa crismale

Il Vescovo all’inizio ha salutato i tanti presenti e ricordato i presbiteri anziani e fidei donum.
Molti i presbiteri che hanno rinnovato le loro promesse sacerdotali e offerto tradizionalmente, insieme ai consacrati, l’1% del loro compenso annuo che quest’anno sarà devoluto all’emergenza a Cuba tramite i missionari veronesi fidei donum.
Nell’omelia mons. Pompili, partendo dal brano evangelico di Gesù nella sinagoga di Nazareth proposto dalla liturgia, ha sottolineato l’importanza di valutare il presente, non in base al passato nè semplicemente attendendo il futuro, ma andando incontro al futuro stesso «con responsabilità, con speranza, con profezia» come la Chiesa di Verona sta facendo con il cammino verso l’Assemblea diocesana del prossimo 16 maggio; ha affermato: «Il presente, così diverso da come lo avevamo immaginato in passato, non è la fine, ma un nuovo inizio. Quando “tutto vacilla” che è molto simile al detto di Eraclito: “Panta rhei”, “tutto scorre”, ci sono per fortuna “uomini di Dio”, come i pastori, che vivono nella sequela di Gesù».
Qui, ha invitato a contemplare un atteggiamento di Gesù che, dopo aver letto dal Rotolo, si siede: «Stare seduti non è solo un segno di prossimità, ma anche di equilibrio. Gesù è un camminatore, ma sempre in relazione. Non si limita ad annunciare e a compiere segni portentosi, ma “sta con” la gente per aiutarla a discernere e a decidersi. Il ministero pastorale oggi deve essere dinamico e non statico certamente, ma senza perdere la capacità di “stare con” perché maturino scelte coraggiose. Senza l’abituale capacità di ascolto e di incontro, non è possibile guidare o orientare gli altri. Al pastore è richiesta l’autorità: non quella del controllore, ma di colui che “fa crescere”. Far crescere però non è solo ascoltarsi e cogliere i bisogni, ma anche decidersi rispetto a questioni vitali, come la fede che non va mai data per scontata; come la parrocchia da cui non si può prescindere, ma non può restare così come è; come la partecipazione che non è mai una gentile concessione, ma sempre una conseguenza della comune identità battesimale».
Ha concluso l’omelia guardando alle sfide della Chiesa oggi: «Finché la fede si limita ad essere un sentimento interiore non c’è nessun problema. Ma quando pretende di entrare nella storia, di chiamare a conversione, subito si alzano le barricate. Senza questa concretezza però Gesù Cristo rischia di essere un’evasione per anime belle. Soltanto quando Cristo si trasforma in liberazione per sé e per gli altri si diffonde un alito di vita. Come detto dal Maestro: “Sono venuto, perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Oggi, dunque. Non ieri, non domani. Oggi, nel corpo di questa santa assemblea che è qui visibilmente radunata, al netto dei suoi limiti. Oggi, mentre il mondo è chiuso nei sepolcri dell’odio, ancora si compie la salvezza. E i nostri occhi restano fissi su di Lui».
Dopo aver pregato insieme per i presbiteri, il vescovo, la pace, i giovani, mons. Pompili ha benedetto l’olio degli infermi e dei catecumenti, e consacrato il Crisma; gli Oli saranno presentati alle comunità parrocchiali nella Messa in Coena Domini del Giovedì sera.

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