Mons. Pompili ha commentato all’inizio dell’omelia il versetto “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” che l’evangelista Giovanni fa suo nel racconto della Passione citando il profeta Zaccaria: siamo al termine del cammino di Passione di Gesù e mette in cristi il sistema attuale per cui «nella vita si è o vincenti o perdenti. Come se la vita fosse, a seconda della fortuna, di qua o di là e non appunto una via crucis, fatta di cadute e di riprese, di vittorie e di sconfitte, di successi e di insuccessi».
Ha specificato il Vescovo:
«Anche nel nostro mondo evoluto esistono “non-persone” che precipitano nel fondo del mare o sono eliminate come effetti collaterali delle bombe intelligenti, come fossero solo dei perdenti. Il Venerdì santo è il giorno di tutti costoro. Ma a pensarci, è il giorno di tutti noi. Perché anche noi siamo in cammino verso la morte, anche se non ce ne rendiamo conto. Per la verità, mai come in questo ultimo lasso di tempo, funestato da guerra e violenza, arriviamo al Calvario più avvertiti che la croce ci riguarda tutti, senza distinzione».
La grande rivelazione del Venerdì Santo, poi, è che la croce non è vuota:
«Su di essa giace il Maestro, che non vi è mai sceso. Occorre dunque passare dalla croce al Crocifisso, come hanno fatto tutti quelli che nella storia non sono stati schiacciati dal dolore, né si sono accontentati di porre domande in direzione del cielo. Questi umani coraggiosi ed umili hanno messo tutto sé stessi per alleviare il dolore, per sconfiggere le ingiustizie, per bonificare il mondo dal male e dal peccato».
Ritornando al versetto iniziale e introducendo l’Adorazione della Croce, il Vescovo ha proposto una poesia di David Maria Turoldo che invita davanti alla croce «non a vedere con curiosità morbosa, ma a comprendere con profonda partecipazione»: “No, credere a Pasqua non è giusta fede/ troppo bello sei a Pasqua! / Fede vera è al venerdì santo / quando Tu non c’eri lassù! / Quando non una eco risponde / al suo alto grido / e a stento il Nulla dà forma / alla Tua assenza“.
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