L’Annunciazione di Pino Casarini al Tempio Votivo di Verona
Catechesi con l’arte proposta da Silvia D’Ambrosio e don Antonio Scattolini
Una eco veronese
Lungo i secoli la ricchissima iconografia dell’Annunciazione è rimasta legata alla tradizione antica secondo la quale il testo del Vangelo era stato suddiviso in cinque momenti: apriva la scena la salutatio dell’angelo; poi c’era la conturbatio, che descriveva il turbamento di Maria; il terzo momento era l’annuntiatio che conteneva il messaggio di Dio; seguiva a questo punto il quomodo, cioè la modalità della concezione virginale per opera dello Spirito Santo; infine si giungeva all’acceptatio, cioè alla risposta del “sì” da parte della Vergine.
Una narrazione che, fin dall’arte paleocristiana, è stata valorizzata infinite volte e con diverse sfumature, condizionate soprattutto dal contesto storico, artistico e teologico di sfondo. Per il territorio della Diocesi veronese, il sito di BeWeb – il portale dei beni culturali ecclesiastici italiani – cataloga oltre duecento testimonianze della scena dell’Annunciazione, tra dipinti e sculture. Tra esse, un posto di riguardo va assegnato all’interpretazione veronese di Pino Casarini (1897-1972), maestro dalla lunga ed eclettica attività artistica che si distinse come pittore, frescante, illustratore, vetratista e scultore.
L’essenzialità nella complessità
Si tratta di un affresco che si trova all’interno della monumentale chiesa del Cuore Immacolato di Maria, costruita su progetto dell’architetto Paolo Rossi de Paoli sul piazzale antistante la Stazione Ferroviaria di Verona Porta Nuova (1950-1952). Nota come Tempio Votivo, venne eretta in ottemperanza ad un voto espresso nel 1943 – durante le più cruente fasi della Seconda guerra mondiale – da Girolamo Cardinale, vescovo della città tra il 1923 e la morte, avvenuta il 1954. Fu consacrata nel 1958 dal successore Giovanni Urbani.
L’Annunciazione si staglia, essenziale, sui due alti e candidi muri che introducono alla profonda abside della chiesa e che aprono al deambulatorio: non è inserito alcun elemento di ambientazione, in favore di uno spazio vuoto, libero, sgombro di cose, tale da poter essere riempito dal Signore. Sopra l’originario altare maggiore – spostato in avanti nel 1965 con l’arrivo dei Frati minori conventuali – lo stesso Casarini affrescò, invece, una affollata e molto più complessa Assunzione della Madonna con gli apostoli e figure di vescovi (1954-1963).
Maria (celestiale)
A destra compare Maria, ritratta come una donna senza segni particolari. Anche nel testo di Luca tutto appare comune, quasi insignificante: una fidanzata come altre, in un piccolo e sconosciuto paesino ai margini della Galilea. Non si dice niente delle sue qualità, sorprendentemente, ed è, questo, un silenzio su cui vale la pena interrogarsi. Non significa, infatti, che Maria non avesse qualità, che non fosse religiosa o virtuosa, ma tutto questo non sembra avere così tanta importanza.
Casarini la mostra ‘senza nulla di speciale’, ad esempio nell’abbigliamento, con l’eccezione dell’aureola. Se ci si fa attenti, però, si scopre che il pittore ha riassunto nella postura e nei gesti di questa figura diverse note del Vangelo. Prima di tutto Maria sembra arretrare: è il tema del turbamento. Reazione comprensibile poiché ha cercato il senso delle parole in un discernimento necessario per capire quanto le veniva detto e ha domandato come potesse avvenire qualcosa di mai udito prima, qualcosa di cui non era possibile prevedere le conseguenze. Vediamo, poi, l’espressione del volto, che è intensa e seria: è questo un momento decisivo per lei, per il suo popolo e per l’umanità intera.
Con la mano destra alza il velo dal proprio volto: potrebbe forse essere il gesto di chi si ripara dalla luce … ma questo è anche il movimento di chi si svela, come per mostrarsi senza difese, apertamente, con tutta la sua dignità e libertà. La sinistra invece dice qualcos’altro: Maria tiene in mano un libro delle Scritture. In Occidente, a partire dal XIII secolo, si diffondono alcune tradizioni medievali di origine monastica secondo le quali Maria, nell’Annunciazione, stava meditando un noto testo di Isaia: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio…”. In tal modo viene presentata come donna dell’ascolto, colei che interiorizza, in profondità, la Parola fino al punto di darle forma, corpo, volto. L’aureola azzurra conferma che lei ha già la sua mente in cielo: come dire che la sua capacità di risposta è davvero celestiale!
L’angelo (danzante)
Quanta eleganza: sembra un danzatore! È una modalità di rappresentazione quasi poetica: invita a ricordare che l’evangelizzazione non è solo questione di contenuti, ma anche di toni e di stile. Una buona notizia non si propone con una faccia mesta ed un passo pesante, ma con la bellezza di gesti liberanti e parole di gioia!
Notevole sono l’armonioso panneggio della lunga veste e il tocco di colore dell’aureola, di una originale e delicata tonalità di rosso, nell’iconografia cristiana di solito associato alla carità. Le ali sono ancora spiegate e i piedi non ancora appoggiati a terra, mentre le mani sono rivolte verso la Vergine, come per esprimere un dialogo importante, deciso, interpellante … ma segnato da pudore e rispetto. Non c’è un dito puntato come quando si dà un ordine … no! Questo piuttosto è un invito cortese che arriva dall’alto. Casarini si concentra precisamente su questo arrivo e, scegliendo un passo danzante, tralascia altri elementi che di solito associamo al messaggero Gabriele, come il giglio o le nuvole.
La versione del Tempio Votivo ha il pregio di mettere in evidenza che, nel brano di Luca, l’arrivo dell’angelo precede qualsiasi altra informazione sui protagonisti della storia: è l’irrompere del divino nel quotidiano dell’uomo ed è un irrompere che non pare avere nulla di solenne, di stupefacente o di straordinario. Semplicemente, l’angelo arriva. Questa immagine esalta l’assoluta gratuità di Dio e l’azione trasformatrice della sua grazia.
Lo Spirito Santo e la risposta
Infine, il nostro occhio si sofferma sulla colomba dello Spirito Santo che abita la terza aureola, questa volta dorata, divina. Quello Spirito, che all’inizio della Creazione si librava sulle acque, ora scende sulla Nuova Eva e la mette in grado di diventare la donna del “sì”. L’azione dello Spirito creatore non è qualcosa di esterno, ma si esprime nella bellezza dello spirito, del cuore, della mente di Maria.
Per questo, le ultime sue frasi “avvenga per me secondo la tua parola” non esprimono un’obbedienza sottomessa, né tanto meno manifestano una qualche passività. Sono, invece, un modo per affermare un interiorizzato desiderio spirituale, la risposta di gioia all’invito a gioire, l’esplosione di entusiasmo di fronte a quanto le si è presentato e che lei accetta, facendosene carico come la serva appassionata, con un amore fedele. In una battuta, una vera ‘risposta di spirito’!
Diventare
Portiamo nel cuore questa immagine della Bellissima, perché è l’immagine di ogni donna e di ogni uomo secondo la visione di Dio. Anche noi bellissimi… figli di Dio! Persone belle, che hanno le mani incapaci di fare il male, che hanno parole che non feriscono, dallo sguardo trasparente, dal cuore senza divisioni, gente che si fida, si svela e che ama in purezza e tenerezza totali. Forse nessuno ci dipingerà nelle chiese, ma questo non importa! Importa diventare bella gente. Come la nostra sorella Bellissima.
Resta aggiornato seguendo i profili social della Chiesa di Verona:
Canale WhatsApp
Profilo Instagram



