Si è tenuta nella mattinata di lunedì 30 marzo la conferenza stampa di presentazione della Via Crucis che si terrà davanti all’Arena il Venerdì Santo, 3 aprile alle 20.45.
Ha affermato il vescovo Domenico Pompili:
«Arena che per noi significa “Arena di pace” che è quasi un ossimoro perché l’Arena aveva inizialmente un contesto, per così dire, di combattimento, mentre pace dice qualcosa di assolutamente diverso. Non è solo il simbolo di questa città, ma diventa anche il simbolo di una provocazione, in questo tempo funestato dalle guerre in cui una certa narrazione tende ad essere sempre più disinvoltamente bellicista, quasi che non ci sia alternativa a questo stato di cose. L’Arena di pace, in questo caso la via Crucis, interpretata come “Chiamata alla pace” vuole essere una controtestimonianza e per questo l’invito è rivolto a tutti indistintamente, perché in questo momento storico particolare occorre alzare l’asticella dell’attenzione. Non dobbiamo lasciarci distrarre, ma riprendere da capo la testimonianza della pace che è un’opera; un’opera artigianale che nasce dal basso a differenza delle guerre che nascono sempre dall’alto e sono spesso circoscritte ad alcuni pochi uomini che fanno e decidono le sorti dell’umanità per i loro interessi».
Don Martino Signoretto, che anche per questa edizione ha preparato i testi che arricchiranno le stazioni, ha introdotto:
«Negli 800 anni dalla morte di san Francesco, non poteva che essere lui il filo conduttore, sapendo che se esiste la Via Crucis è per il suo rapporto unico con il Crocifisso, dalla voce di quello di San Damiano alle Stimmate che ha ricevuto sul suo corpo. Facendo riferimento alle fonti francescane abbiamo estratto delle tematiche e immaginato dei dialoghi, per esempio con Sorella Morte e Fratel Saio, ma anche fatto emergere il legame meraviglioso tra il santo di Assisi e Gesù. Proprio per questo è ai francescani che si deve la tradizione delle 14 stazioni che ricordano gli ultimi momenti della vita di Gesù».
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi ha aggiunto:
«In questo tempo così particolare abbiamo scelto di condividere gli ideali e il desiderio di essere in piazza Bra, uniti, insieme, in occasione del Venerdì Santo, così d’avere comunque l’Arena, assurta simbolicamente a luogo di pace, per valorizzare la centralità della città in questo evento speciale. Viviamo un momento storico complesso e difficile, dove sentenze e decisioni definiscono il vivere di tanti. Mi colpisce sempre molto che quando si apre un nuovo fronte di guerra, la prima reazione che si manifesta sta nella preoccupazione di quanto durerà. Non vi è invece il pensiero su come evitare il conflitto già in partenza. Sembra si debba passare per forza dal dolore, che è poi quello che ci ricorda il Venerdì Santo. La “Chiamata alla Pace” di venerdì prossimo sarà quindi una nuova occasione di riflessione per tutta la comunità veronese. Ripeto, stiamo vivendo un momento in cui armarsi e costruire armi sembra essere la sola imminente esigenza, mentre è l’esatto contrario che dobbiamo fare. Dobbiamo disarmare, parole e atteggiamenti in primis, per guardare oltre lo scontro ed essere costruttori di pace, nelle nostre famiglie, nei nostri contesti lavorativi, attraverso tutte le relazioni positive di cui siamo capaci. Ringrazio il Vescovo per gli eventi realizzati con la Scuola di pace e con la Diocesi, che condividiamo e supportiamo. Venerdì sarà l’occasione per condividere insieme uno stato d’animo di grande fiducia e speranza».
Il Sovrintendente della Fondazione Arena di Verona Cecilia Gasdia ha spiegato:
«La Via Crucis è un rito collettivo, è un momento di unione, di riflessione, di commozione e sicuramente di speranza, così come lo è la musica che unisce, crea ponti e legami. Fondazione Arena è parte della città e non può mancare il nostro contributo anche in questa occasione: il nostro Coro delle Voci Bianche canterà nel vallo dell’Arena. Chi meglio dei bambini può lanciare un messaggio di pace. Saranno in 38 con la maestra Patrizia Quarta al pianoforte; canteranno l’Ave Maria di Sequeri, le parole meravigliose di Fratello Sole e Sorella Luna e, infine, il Benedicat Tibi Dominus. Il coinvolgimento dei bambini, specialmente in questo momento storico è sinonimo di speranza per il futuro».
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