8 e 9 ottobre 2026

La liturgia non ha scopo ma un senso

Assemblea dei presbiteri e diaconi della Chiesa di Verona

«Ho visto la bellezza di una fede condivisa»: questo secondo la teologa Morena Baldacci dovrebbe essere il punto di arrivo delle celebrazioni cattoliche. Ne ha parlato all’Assemblea dei presbiteri e diaconi della Chiesa di Verona che si è tenuta giovedì 8 e venerdì 9 ottobre nella Basilica inferiore di San Zeno.

 

 

Il tema “Celebrare nella complessità” recuperava altri percorsi che sta vivendo la Chiesa in questi anni, tra cui l’Assemblea diocesana dello scorso 16 maggio. I circa 350 partecipanti, insieme al vescovo Domenico Pompili, hanno vissuto questo momento formativo attraverso varie modalità e linguaggi: la preghiera e l’invocazione al santo patrono Zeno; l’ascolto della testimonianza di alcuni parroci; il confronto a gruppi; l’ascolto di due voci esperte in diverse espressioni e ambiti della liturgia come don Loris Della Pietra e, appunto, Morena Baldacci.

Ha precisato: «La liturgia non è anzitutto un insieme di riti da compiere, ma l’esperienza di una comunità che si ritrova attorno al Signore che la convoca e che, nella fede condivisa e celebrata, manifesta la propria identità più profonda». Le attuali comunità parrocchiali – che vivono la tensione tra presenze e assenze, appartenenze e anonimato – sono chiamate a valorizzare la qualità dei legami proprio perché la celebrazione possano diventare più eloquente e significativa. Aggiunge Baldacci: «La liturgia è anche uno spazio di accoglienza e accompagnamento di chi approda da percorsi differenti e vuole sentirsi parte di un cammino più grande».

 

 

Della Pietra, direttore dell’Istituto di Liturgia Pastorale “Santa Giustina” di Padova, nella seconda giornata ha analizzato in particolare quanto scritto da Romano Guardini, veronese di nascita e di battesimo, riguardo la liturgia, tra azione, arte e gioco, comprensione e formazione. Ha sottolineato: «L’uomo d’oggi sembra trovare nella liturgia quasi un ostacolo all’incontro con Dio. Lo è, però, se la guardiamo con iper-razionalizzazione o se diventa solo un rivestimento, che non tocca la totalità di spirito e corpo».

Al termine, il vescovo Pompili ha lasciato tre consegne a partire da tre coordinate.

La prima è il luogo in cui si è svolta l’Assemblea quest’anno, la Basilica del Patrono con la sua ricchezza di storia e di arte: «La liturgia, come l’arte, non ha uno scopo, ma ha un senso. Non produce: significa. Ed è quanto di più necessario, oggi, a un’umanità disorientata. Anche come Chiesa siamo tentati da logiche funzionali: organizzare, misurare, produrre. Uscirne tocca a noi, e tocca a noi per primi ritrovare il senso e i significati».

 

 

La seconda coordinata è la Lettera pastorale Sulla via con le quattro scelte che affida, prima della quale proprio la liturgia che sarà il filo rosso della formazione permanente del clero per l’anno 2026-2027, anche grazie ad un Sussidio con 6 schede. Accanto a questa il Vescovo ha rilanciato le scelte della formazione, della prossimità e della sinodalità, con alcune concretizzazioni che saranno presentate nelle prossime settimane e alcuni processi su cui si sta lavorando, anche riguardo le Unità pastorali.

L’ultima consegna del Vescovo parte dalla coordinata temporale: «Dobbiamo tornare a ritmare il nostro vivere ecclesiale sull’anno liturgico, che ci introduce a una comprensione nuova dei misteri della fede, e li cala dentro il vissuto di ogni giorno. È uno spazio fatto di tempo che plasma chi lo abita».

 

 

 

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