Natale 2025

Il Verbo rivela Dio

Le parole del Vescovo

In occasione della Festa di Natale 2025 il vescovo Domenico Pompili ha presieduto tre celebrazioni, durante le quali ha tracciato nell’omelia alcuni aspetti importanti dell’Incarnazione e della Rivelazione.

Nella Messa vigilare, presso la Casa Circondariale di Montorio si è trattato di un momento molto partecipato, coinvolgente e con una bella animazione musicale; presenti alcuni detenuti, agenti della Polizia penitenziaria e responsabili della struttura, tra cui la direttrice Maria Grazia Bregoli; è stata anche l’occasione per rinnovare il desiderio di un dialogo e confronto continuo per evitare che il carcere sia un’isola e per continuare una collaborazione resa quotidianamente possibile dalla Cappellania, da tanti volontari e da chi offre possibilità lavorative e formative.

Nell’omelia della Messa in nocte ha augurato ai molti presenti “buon cammino e buon Natale” sottolineando tre aspetti importanti che ci vengono dal Natale che “non sta dietro, né davanti, sta dentro perché accade non ieri o domani, ma oggi”.

Il primo è l’invito, proprio in questo tempo dei risultati dovuti, a guardare la vita per quella che è: “Un’attesa e non una pretesa, un dono e non un obbligo, per giunta senza un perché […] un dono, cioè una questione non dovuta, una possibilità senza ragione. La vita è grazia! È gratis e la gratitudine ne è il suo sigillo; il secondo è il cercare il volto di Dio che non è “più una forza imperscrutabile o un’oscura energia, ma gli occhi teneri e le braccia indifese di un bambino”; il terzo è il reimparare l’arte di vivere che “è fatta di sobrietà: accettare i nostri limiti, senza strafare o strafarsi, ma accettando la nostra umanità; è fatta di giustizia che consiste non solo nell’assicurare i nostri diritti individuali, ma anche i doveri sociali; è fatta di pietà: il rispetto per tutto, creato, animali ma, soprattutto, per l’uomo. “Res sacra homo est”. L’uomo è una cosa sacra! Quando è piccolo come un embrione, quando è indifeso come un migrante al largo della Libia, quando è malato come un anziano”.

Commentando la Parola della Messa in die e in particolare il Prologo dell’evangelista Giovanni ha evidenziato come il Natale ci inviti a scoprire “che nel nostro corpo c’è più spiritualità di quella che sospettiamo”: esso è la lingua materna “con la quale parliamo con Dio e lo ascoltiamo”.

Occorre quindi un’educazione dei sensi: “Natale è la punta di diamante del cristianesimo e i sensi corporei sono il punto in cui si interseca la storia divina con quella umana. Concretamente nell’istante concreto in cui ci muoviamo. Come nella poesia di Santa Teresa di Lisieux, una mistica che ha conosciuto le fatiche della modernità incredula: ‘La mia vita è solo un attimo, / un’ora di passaggio. / La mia vita è solo un giorno che svanisce e sfugge. / Oh mio Dio, tu sai che per amarti sulla terra / non ho che l’oggi‘”.

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