21 aprile

Fidei donum: ieri, oggi e domani

Anniversario dell'enciclica di papa Pio XII

Il 21 aprile 1957 usciva l’eniclica Fidei donum, l’ultima di papa Pio XII che si rivolgeva “ai venerabili fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e altri Ordinari locali che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica sullo stato delle missioni cattoliche in Africa“.

Di fronte alle urgenze che si trovavano a fronteggiare le giovani Chiese dell’Africa, papa Pacelli nella sua Enciclica chiedeva ai Vescovi delle diocesi più antiche di inviare a sostegno di quelle comunità ecclesiali sacerdoti e laici missionari come “dono della fede”. Da allora, con l’espressione “Fidei donum” vengono definiti i sacerdoti inviati dalle diocesi in altre diocesi di tutto il mondo, in segno di comunione e cooperazione missionaria.

Sono 227 – su un totale di circa 31mila – i sacerdoti incardinati nelle diocesi italiane che attualmente stanno offrendo il loro ministero sacerdotale all’estero, come missionari fidei donum. Questo dato dice una progressiva diminuzione: negli anni Novanta del secolo scorso, i sacerdoti fidei donum incardinati nelle diocesi italiane erano circa 600; il calo è continuato anno per anno dopo l’anno Duemila. Tra i 227 sacerdoti “fidei donum” partiti dall’Italia, 64 operano in Africa, 139 in America, 16 in Asia, 8 in Europa. La maggior parte dei sacerdoti fidei donum provenienti dall’Italia appartengono alle diocesi della Lombardia e dalle regioni del Triveneto. Tredici sono i sacerdoti veronesi fidei donum: uno in Guinea Bissau, quattro in Mozambico, due in Argentina, uno in Brasile, quattro a Cuba e uno in Italia. Al loro fianco anche 13 laici fidei donum in missione.

 

Missione veronese in Guinea Bissau, diocesi di Bafatà

In occasione del 69° anniversario dell’enciclica il vescovo Domenico Pompili ha inviato una lettera ai preti diocesani, richiamando come l’appello di Pio XII “non ha perso di attualità anche per la chiesa di Verona che, dopo la stagione di san Daniele Comboni, ha vissuto a partire dal Seminario per l’America Latina con mons. Giuseppe Carraro, un’altra fase promettente per la missione, praticamente in tutti i Continenti”.

Aggiunge con la sue parole: “Chi ha vissuto questa esperienza racconta che ha coinciso con una crescita personale che ha rinnovato il suo essere prete, è stato un modo per restituire quanto ricevuto nella vita e nel ministero, regalando alcuni degli anni più belli per il servizio in una chiesa che ne ha bisogno. Chi è tornato dalla missione dice che all’inizio ci si sente stranieri e occorre ‘togliersi i sandali’, entrando in terra d’altri. Si tratta, infatti, di vivere in modo rinnovato e in prima persona la dimensione dell’incarnazione: una nuova lingua, una cultura differente, la convinzione che il Signore ci precede e ci conduce. E imparando a farsi accogliere ed aiutare. In seguito, la vita in missione significa arricchirsi di nuovi sguardi pastorali, di una differente esperienza e visione di chiesa, della ricchezza che la chiesa locale e la collaborazione con ministri da differenti Paesi portano nel lavoro di équipe. Tutto questo in un contesto di povertà, di minoranza e anche di persecuzione, diventa occasione per riscoprire il Vangelo in forme nuove ed andare a scuola di umanità e di fede dai piccoli”.

Infine, il Vescovo lancia un appello: “Fino a qualche anno fa qui a Verona, all’atto dell’ordinazione, si segnalava al vescovo la propria disponibilità a partire. È tempo di innovare questa prassi. Penso arrivato il momento per cui, magari qualche anno dopo essere diventati preti, si possa esprimere la propria disponibilità a vivere l’esperienza del fidei donum. Basterà manifestare il desiderio, salvo poi insieme valutare se, come e quando dar seguito a questa chiamata. La missio ad gentes, infatti, non cancella, semmai valorizza il generoso e quotidiano servizio qui nella chiesa di san Zeno per il quale sento di dirvi grazie per l’impegno e per la passione, al netto delle fatiche e dei risultati”.

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