Incontro di Curia

Camminare insieme e senza indugi

Gli auguri del Vescovo

Lunedì 30 marzo si è svolto il tradizionale incontro della Curia in prossimità della Pasqua. Dopo il tempo di preghiera a cura del Servizio liturgia, il vescovo Domenico Pompili ha voluto rivolgere ai collaboratori non solo un augurio, ma anche un discorso che guarda al futuro.

 

Ha esordito così: “Cinque anni fa, era il 2021, papa Francesco ha dato avvio ad un percorso sinodale, avviato da una singolare consultazione generale e culminato nei due Sinodi del 2023 e del 2024, al termine dei quali è stato redatto un Documento finale intitolato Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione. Le chiese che sono in Italia da parte loro hanno cominciato un cammino sinodale che si è concluso con il documento Lievito di pace e di speranza, votato da circa 2500 delegati di tutto il Paese. Ora si attende un testo di rilancio da parte dei vescovi che hanno la responsabilità ultima di garantire il passaggio verso una chiesa sinodale e missionaria”.

Nel frattempo, ha ricordato mons. Pompili, la Chiesa di Verona non si è accontentata di accompagnare questi processi ma ha voluto imprimere un risvolto concreto, l’Assemblea diocesana del prossimo 16 maggio, che già la lettera Sul limite presentava come un punto importante che coinvolge “tutti i battezzati, le parrocchie, le comunità religiose, i gruppi, le associazioni e i movimenti”.

Facendo il punto su questo evento che si terrà in pieno Tempo pasquale e per la quale la Curia è stata coinvolta come una sorta di quindicesimo vicariato, ha specificato: “Siamo ora al momento decisivo, dove alla consultazione segue la decisione, così da passare dalle idee pur belle e convincenti a nuove prassi di vita, tali da modificare lo status quo. Specie in relazione a poche e qualificate questioni. Ne cito solo qualcuna: iniziazione cristiana e ancor prima ricerca della fede che non va data per scontata, parrocchie e unità pastorali, prassi liturgica, ministeri e servizi. Si tratta di quel “riassettare le reti” che ci siamo dati come impegno capace di rispondere alle attese e ai bisogni dei pastori e del popolo di Dio”.

Dopo lo sforzo dell’ascolto, è ora tempo di affrontare “insieme e senza indugi” le tre indicazioni di fondo: essenzialità, reciprocità e profondità.

Il Vescovo ha voluto proporre un simbolo di questo “cammino inclusivo ed aperto” la nuova disposizione nell’Episcopio al termine dei lavori che in questi mesi si stanno svolgendo: “È uno spazio pubblico che appartiene a tutta la comunità ecclesiale e sarà un luogo vissuto e aperto. Segno e strumento di una comunità che non vive di ricordi, ma intende abitare questo tempo complesso e sfidante con la forza del Vangelo e la testimonianza della carità”.

Infine l’augurio a tutta la Chiesa di Verona prendendo spunto da quanto scriveva Yves Congar alla vigilia del Vaticano II (1950): “Non bisogna fare un’altra chiesa, bisogna fare una chiesa diversa”.

 

 

Il vescovo Pompili ha poi lasciato la parola a don Diego Righetti, che per l’Assemblea funge da regista e di cui ha ripercorso i primi passi, in particolare nella scelta di delegati e referenti così come nelle Assemblee vicariali che sono state “lo specchio fondamentalmente delle nostre comunità cristiane così come sono, non come avremmo voluto che fossero, con un po’ di giovani, con tante persone di una certa età, con appartenenze di vario tipo, alcuni più spostati sul “una volta si faceva”, qualcuno su “è ora di fare così” e altri che più apprezzavano un modo di fare chiesa rispetto ad un altro. Ci siamo trovati dentro, quindi, ad una complessità che è quella della nostra comunità cristiana non tutta uguale, non monocorde, ma con dentro molte anime”. Ora, raccolte le sintesi, è il tempo di individuare alcune aree fondamentali con i relativi bisogni, per giungere a “costruire delle proposizioni, delle domande rispetto alla quale l’Assemblea a Isola sarà chiamata a decidere“.

In conclusione, il vicario generale mons. Osvaldo Checchini ha portato gli auguri al Vescovo e a tutti i collaboratori facendo sue le parole di san Francesco.

 

 

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