Lectio divine

Attendere Dio sul limite

Eremo San Giorgio

I monaci camaldolesi dell’Eremo San Giorgio propongono per l’Avvento 2025  quattro momenti di lectio divina come occasione per approfondire le forme in cui Dio assume il limite per redimerlo e per farne luogo di apertura alla novità, di accoglienza, e di relazione.:

  1. domenica 30 novembre: Il limite della fragilità nella storia della Salvezza
  2. domenica 7 dicembre: Camminare come vedendo l’invisibile: gli eroi della fede in Ebrei 1
  3. domenica 14 dicembre: Quando sono debole, allora sono forte: Paolo di fronte al limite 2Cor 12,10
  4. domenica 21 dicembre: Essendo per natura Dio, non stimò un bene irrinunciabile l’essere uguale a Dio (Fil, 2, 5-1)

Scarica il programma completo, con anche gli orari del periodo di Natale.

Gli incontri si svolgeranno nei pomeriggi delle domenica in duplice modalità:

  • in presenza con ore 16 lectio; 16.40 silenzio; 17 preghiera del Vespro
  • on line tramite il collegamento con questo link 

Questa la riflessione introduttiva che condividono:

La lettera pastorale del nostro vescovo ha proposto varie prospettive secondo le quali le percezione del limite nostro e altrui può diventare movente di un’esperienza spirituale capace di arricchire e approfondire la nostra fede.
Come si potrebbe durante l’Avvento declinare gli spunti che ci sono stati suggeriti?
Una possibilità ci può venire da una delle disposizioni d’animo peculiari di questo tempo liturgico, quella dell’attesa. Il limite spesso lo si percepisce come un vincolo, una determinazione che chiude, definisce, difende o imprigiona: come questo si può coniugare con gli spazi aperti alla novità e al mutamento che sono insiti nella postura dell’attesa?
L’Avvento, soprattutto nel suo primo periodo, ci invita a orientare il nostro spirito in una prospettiva escatologica, cioè dell’attesa della fine. Siamo invitati cioè a percepire che la vita del nostro oggi non può non tener conto del
suo essere volta a un termine inevitabile: nostro e potenzialmente della storia del mondo e degli uomini. La fine è un limite, ma alla luce della fede è anche confine, e quindi implica e suppone un oltre. Per questo la fine implica e impone un giudizio sul prima, ma anche una speranza sul dopo, per questo può dare un senso al presente e al futuro

L’Avvento ci invita così a considerare l’oltre che l’attesa della fine implica in una dimensione di fede: l’oltre che l’accoglienza del Dio che si fa uomo sollecita, l’oltre che l’aprire la porta al Signore che bussa comporta occupando spazi inediti del nostro cuore, l’oltre che la speranza come dono teologale in un certo senso costruisce o per lo meno progetta. Ci dà gli strumenti per rafforzare la nostra fede e così procedere come vedendo l’invisibile (cf. Ebr. 11,27). Attendere infatti è anche disponibilità a farsi condizionare, a farsi occupare da nuove dimensioni di senso e da nuove relazioni che ogni apertura dei confini comporta

Ma forse è utile considerare in questo tempo d’attesa soprattutto un’altra dimensione del limite: nel Natale celebreremo il mistero di Dio che fa suo il limite facendosi uomo tra gli uomini: è quanto ci ricorda quello che forse è il più antico inno cristiano, l’inno di Paolo nella lettera ai Filippesi (Fil 2, 5-12). Nel Natale il limite dell’uomo si fa luogo per eccellenza dell’incontro con il divino. Anche questo potrebbe costituire un fondamento di speranza e un impegno di testimonianza in
un mondo e in un tempo in cui la potenza sembra pretendere di non aver più limiti nello scavalcare i principi del diritto e della giustizia, in cui la ricchezza esibita sembra ostentare l’indifferenza per le forme di povertà e di emarginazione, in cui le varie forme di narcisismo o di attenzione alla soggettività personale o di gruppo sembra offuscare la capacità di guardare al tu di Dio e dell’altro da sé. 

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