ADORAZIONE DEI PASTORI DI CARAVAGGIO
1609, Museo Nazionale, Messina
Ci troviamo di fronte ad una caratteristica opera di Caravaggio, impostata ancora una volta su un sapiente gioco di contrasti di luce ed ombra (il tema della “luce del vero”, per cui parliamo di “illuminazione soprannaturale”): l’artista dipinge una scena della Natività con un realismo essenziale ed efficacissimo capace di introdurci direttamente al cuore del mistero. Caravaggio infatti ha ristretto lo spazio intorno al Bambino: noi spettatori siamo invitati ad entrare in punta di piedi questo locale, simile ad una baracca di legno col pavimento in terra battuta, su cui è sparsa, qua e là, della paglia.
Di fronte noi sta una donna: sappiamo che è Maria, la Madre di Dio, ma non ha nulla che ci parli della sua dignità fatta eccezione per una sottilissima aureola dorata; è una popolana semi addormentata, che stringe a sé il neonato, distesa dopo lo sforzo del parto. Di fronte a lei, Giuseppe (pure riconoscibile per l’aureola appena accennata) veglia su di loro, avvolto da un ampio mantello. L’artista ha raffigurato anche un piccolo gruppo di tre pastori, appena giunti per adorare il bambino.
In questo momento tutto tace e lo spettatore può quasi percepire il silenzio di questo istante (…)
Scarica qui la catechesi con l’arte completa a cura di don Antonio Scattolini, intrecciata con il tema del limite e alcuni estratti della Lettera pastorale del vescovo Domenico Pompili:
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