Messa in Coena Domini 2026
Es 12,1-8.1-14; Sal 115; 1 Cor 11,23-26; Gv 13,1-15
Cattedrale di Verona, giovedì 2 aprile 2026
“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. L’evangelista Giovanni gioca sul doppio senso della parola “fine”, per dire che Gesù arriva fino in fondo al suo amore che coincide con la sua morte. Diventa così possibile intuire qualcosa della radicalità dell’amore di Dio. Realtà per noi incomprensibile perché persuasi che spetti all’uomo servire, fare sacrifici, farsi con le proprie mani. In fondo, dietro la domanda esterrefatta di Pietro: “Signore, tu lavi i piedi a me?” si nasconde proprio questa convinzione. Ciò che conta sarebbe quello che fa l’uomo. La lavanda dei piedi, però, non è un gesto di umiltà, ma un segno della grazia. Dio e non l’uomo fa sempre per primo ciò che è necessario e sufficiente alla vita.
I piedi, peraltro, non sono un dettaglio casuale perché evocano del corpo la parte più maleodorante e, solitamente, occultata. Ci sono forse parti più imbarazzanti? Che significa questo particolare? Dio interviene proprio nelle situazioni più scabrose e più nascoste della nostra esistenza. Ci sono almeno due situazioni concrete in cui possiamo sperimentare questa sorpresa.
Il primo momento è quello del limite fisico: quando scopriamo di avere una malattia e sentiamo che ci manca la terra sotto i piedi. Quando bisogna dipendere dagli altri, vedersi progressivamente diminuiti nelle proprie capacità, sperimentare un senso di impotenza. Che cosa accade in questo frangente? Solo chi lo vive può raccontarlo. E solo chi lo sperimenta può passare dal rifiuto alla rassegnazione di vedersi “lavare” i piedi da un altro.
Il secondo momento è quando siamo sotto scacco per via di una passione che ci domina e proviamo un senso di vergogna che ci porta a nasconderci, perfino a noi stessi. Nel caso di un tradimento sentimentale sentiamo che non dobbiamo essere scoperti e che nessuno deve sapere. Solo quando ci si arrende all’evidenza dei fatti e non si mentisce più a sé stessi si è in grado di farsi “lavare” da Dio che sempre ci rimette in cammino.
La lavanda, in conclusione, non evoca tanto una purificazione esteriore, ma un processo interiore di purificazione dalla nostra autosufficienza per aprirci all’azione e alla grazia di Dio. La lavanda dei piedi ‘purifica’ la nostra immagine di Dio e ci rende convinti finalmente del primato della grazia rispetto alla nostra giustizia. In una parola, ha per oggetto la libertà umana, quella libertà e amore che l’uomo non può garantirsi e che può attendere solo da Dio. Grazie al quale può imparare ad agire gratis et amore Dei.
