Verona, 14 marzo 2026
Care amiche e cari amici,
anche se non riesco ad essere presente per via degli Esercizi spirituali diocesani, voglio dirvi l’apprezzamento per questa ennesima edizione di “Sabato a teatro”.
Il teatro, infatti, intercetta in primo luogo il bisogno di una autentica vita emotiva. Non a caso già Aristotele affermava che il teatro produce nello spettatore due struggenti emozioni-passioni, cioè lo spavento e la pietà. Grazie al teatro, sia che lo si pratichi sia che vi si assista, la conoscenza si fa più profonda, le cose di sempre acquistano un rilievo singolare. Insomma, il teatro è l’attiva riflessione dell’uomo su sé stesso.
Un’altra dimensione educativa del teatro è il senso della misura e dell’armonia. Qui giova riferirsi a Platone per il quale “chi non sa stare in un coro, manca del tutto di educazione”. Chi fa teatro impara il senso profondo dell’armonia perché si sperimenta che lo spettacolo riesce se ciascuno si cala non solo nella propria parte ma anche e soprattutto nelle parti degli altri. Si richiede una particolare empatia che non faccia mai scadere l’attore in qualcosa di eccessivamente ‘teatrale’, cioè di artefatto e sappia sempre essere misurato.
Resta da investigare la terza risorsa educativa del teatro che è la parola. In ogni parola è implicito un frammento di realtà, che misteriosamente ci apre uno spiraglio sulla profondità imperscrutabile della vera realtà. In questa parola poetica l’uomo accosta l’orecchio alla conchiglia del mondo.
Per tutte queste ragioni auguro ogni successo a questa edizione, in attesa di poter condividere la prossima dal vivo.
Domenico Pompili, vescovo
