Lunedì 9 marzo

Le cose non valgono perché viste ma perché vissute

Chiesa di Santa Toscana in Verona

Lunedì della III di Quaresima (con il gruppo delle vedove)
(2Re 5,1-15a; Sal 42-43; Lc 4,24-30)
Chiesa di Santa Toscana in Verona, lunedì 9 marzo 2026

Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele”. Per bocca di un pagano come Naaman, il Siro, potente generale del re di Aram, giunge a chiarezza la convinzione che solo il Dio d’Israele è vivente. Perciò il profeta Eliseo gli concederà di portare con sé un po’ della terra d’Israele, come sacramento della presenza del Dio vivente. Ciò spiega l’inefficacia dei mezzi umani (le lettere di raccomandazione, le grandi ricchezze, l’attesa di un gesto magico) e la piccolezza dei mezzi usati invece da Dio (una giovinetta ridotta in schiavitù, una parola detta tramite un messaggero, un bagno nelle acque del Giordano); così come Dio ha utilizzato questi piccoli mezzi, così non fa a meno d’Israele e oggi dei credenti. Questa fiducia in Dio e questa sfiducia nell’uomo è la forza di chi non confida in sé stessa, ma si affida a Dio. Come nel caso della vedova.

C’erano molte vedove in Israele, al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a vedova a Sarepta di Sidone”. La vedova rientrava all’epoca tra le categorie più fragili insieme a bambini e a stranieri. Al tempo stesso nei Vangeli è vista con particolare attenzione dal Maestro nel tempio mentre fa l’elemosina. Ma proprio lì Gesù si accorge del gesto di qualcuno di cui il racconto sottolinea l’irrilevanza sociale, la fragilità e la povertà. Gesù vede quel gesto ed è come se il suo sguardo lo salvasse dall’oblio. Nessuno sembra vederlo né apprezzarlo, lui sì, e ne parla ai suoi discepoli. Li invita così a un’arte difficile e preziosa: leggere oltre l’apparenza. Dice infatti: “Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri” (Mc 12,43). La differenza è tutta qui e il valore di un’esistenza sta in questo: mettersi in gioco con la propria vita, fino a metterla a repentaglio come fa la vedova, oppure limitarsi all’apparenza, senza lasciarsi scalfire nel profondo, fermarsi al superfluo, cioè a quello che vi sia o non vi sia, cambia poco. La vedova del tempio insegna anche che le cose non valgono perché viste ma perché vissute.

C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro”. Il brano evangelico richiama l’episodio di Naaman che pensava di poter far contare il suo potere e il suo prestigio. Invece è ricondotto ad una situazione di normalità dove la guarigione prende il sopravvento rispetto a qualsiasi possibilità umana. A riprova che non compete all’uomo trovare la forza per superare e ancor prima per attraversare con fiducia un passaggio così decisivo e insieme coì ironico.

L’augurio è che viviate questa condizione che resta segnata dalla privazione come una occasione per custodire il vostro antico amore e sublimarlo nella vita quotidiana attraverso gesti di attenzione e di prossimità come per Elia.

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