Lunedì 9 marzo

Custodi di una tradizione che non finisce di sorprenderci

Presentazione del libro "L’Audite poverelle otto secoli dopo"

L’Audite poverelle otto secoli dopo
Casa San Fidenzio in Novaglie, lunedì 9 marzo 2026

Quello che oggi presentiamo è il risultato di un lungo viaggio di questo canto attraverso i secoli; un viaggio che passa, in modo del tutto singolare, proprio per Verona. Le Sorelle di Novaglie lo hanno custodito senza saperlo: il che significa che la fedeltà quotidiana conta anche quando non sa di fare storia. La scoperta del 1977 non è stata un caso, ma è stata il frutto di sette secoli di fedeltà a una forma di vita che rendeva quei codici comprensibili, abitati, vivi.

Chi ha copiato questi codici che ora sono a Novaglie? Non sappiamo se sono state le monache o i frati, ma dobbiamo lasciare aperta la questione perché, come leggiamo nel libro, è importante ricordare che dal monastero di Santa Chiara di Verona provengono alcune lettere quattrocentesche in cui una comunità di Clarisse osservanti esprime desideri molto precisi: conoscere bene il latino, saper scrivere lettere alle autorità civili ed ecclesiastiche senza l’aiuto di intermediari, disporre di una Bibbia in volgare. Sono desideri intellettuali, non solo spirituali. Sono la richiesta di una parola propria, di una voce che non abbia bisogno di passare attraverso la mediazione maschile per arrivare a destinazione.

Dunque, sappiamo che queste donne volevano e chiedevano di essere in grado di farlo. E questa volontà è già una forma di soggettività che la storia fatica a registrare, perché i suoi sistemi di documentazione non erano pensati per rendere visibile il lavoro intellettuale femminile. Ma le eredità del Vangelo passano per donne e uomini, anche in modi imprevisti.

Le poverelle di Francesco ascoltano – audite, dice il cantico –. Ma le Clarisse veronesi ci ricordano che ascoltare non basta: volevano anche scrivere, tramandare. La catena di trasmissione che porta l’Audite poverelle fino a noi porta dentro di sé, invisibile ma reale, anche questa fatica delle donne di tenere in mano la propria penna e la fatica delle comunità di portare avanti voci differenti.

Come Chiesa scaligera, questo ci interpella. Siamo custodi di una tradizione che non finisce di sorprenderci. L’Audite poverelle non è un reperto antiquario, è una parola che chiede ancora di essere ascoltata. Dalle poverelle. Da noi. E chiede di guardare con gli occhi bene aperti ciò che stiamo custodendo, magari senza piena consapevolezza, perché di ciò noi siamo responsabili per domani.

Grazie.

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