Sabato della I di Quaresima (Azione Cattolica Italiana)
(Dt 26,16-19; Sal 119; Mt 5,43-48)
Th Hotel Parchi del Garda in Lazise, sabato 28 febbraio 2026
“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. La sesta antitesi del discorso della montagna, per quanto paradossale, è quel che ha fatto del cristianesimo delle origini una novità assoluta. Ciò che ha destabilizzato il cinismo al tramonto dell’Impero di Roma è stato nulla di più e nulla di meno che il dichiarato “amore per il nemico”. Peraltro, quel che Gesù afferma è destabilizzante anche rispetto al clima dei nostri tempi in cui tornano forme tribali di convivenza, in cui si moltiplicano gli odiatori di professione che avvelenano il dibattito pubblico e atrofizzano quello privato. Non si tratta di un problema psicologico, ma culturale. È il nichilismo l’ospite inquietante – assenza di orizzonti, di bussole, di senso – che porta a vagare senza meta, sconfinando nello sballo, nel bullismo, nell’apparire, nel possedere. Ci sono due radici in questo male di vivere. La prima è l’assenza di elaborazione del limite: una cultura che promette tutto e subito, che ha rimosso il “no” come categoria educativa, produce soggetti che non sanno tollerare l’ostacolo. Chi non sa stare nel proprio limite, lo attraversa negli altri. La seconda è il desiderio non educato: il desiderio è il verbo della vita. Ma un desiderio non orientato, non contenuto da una relazione autentica, diventa consumo, violenza, sopraffazione.
Gesù però non si limita a dichiarare quel che è impossibile, ma aggiunge la ragione profonda che sta dietro a quel che è effettivamente “straordinario”. Aggiunge: “Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Bene ha scritto L. Zoja: “Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale (…) ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri”. Questo è il punto. Se l’uomo perde la percezione dell’altro, se non riesce a cogliere più l’interlocutore, ma soltanto l’avversario, il rischio della disumanità è tutt’altro che una ipotesi. L’Azione Cattolica Italiana con la sua “scelta religiosa” ha sempre puntato a legare insieme questi due pilastri, senza i quali rischiamo l’estinzione. E la sua efficacia, ancorché contraddetta a parole da alcuni interpreti interessati, è sotto gli occhi di tutti.
“Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Qui comprendiamo il centro di tutto il discorso di Gesù sul monte: ci chiama ad essere quello che siamo. Siete figli: siate figli. L’etica cristiana è un imperativo che deriva da un indicativo: sei figlio, sii figlio, cioè sii fratello. La fraternità: questo è il percorso che fa ancora oggi dell’ACI un’esperienza di amicizia, di correlazione, di vita vissuta che fa bene all’uomo e fa crescere il Paese.
