Sabato 28 febbraio

Occorre disinstallarsi per poter scorgere la bellezza

Ordinazione diaconale di Bernardo Amilcar Mabjaia

II domenica di Quaresima (Ordinazione diaconale di Bernardo Amilcar Mabjaia)
(Gen 12,1-4a; Sal 33; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9)
Lonato del Garda, sabato 28 febbraio 2026

Signore, è bello per noi essere qui!” (v. 5). Le parole stupite di Pietro lasciano intuire una realtà che va oltre la verità e la bontà e si impone per il suo fascino irresistibile. La bellezza di Gesù non è un semplice riflesso della sua prestanza fisica, né tantomeno della sua profondità temperamentale. È ciò che emana dalla sua donazione generosa, senza pentimenti e senza rimpianti: è bello vedere un uomo libero da sé, pronto a spendersi per gli altri, capace di condividere l’amore e, fino in fondo, il dolore. Come fare per imparare la vera bellezza, in un mondo che è sedotto e insieme ossessionato dalla bellezza? Il rischio oggi è quello di lasciarsi imporre un format di bellezza che produce soltanto donne e uomini frustrati ed impotenti. Quali sono le condizioni per scoprire la vera bellezza? Converrà ripensare a quando i discepoli salgono sul monte, a quando vivono sul monte e a quando scendono dal monte.

Quando salgono sul monte, anzitutto. C’è da immaginare che abbiano faticato a raggiungere la meta portando con sé la stanchezza del vivere, che rischia di trasformarsi in quella mediocrità che è il contrario della bellezza. Nel salire verso il monte Pietro, Giacomo e Giovanni hanno sentito la stanchezza sulle gambe, ma anche l’emozione di sollevarsi rispetto alla banalità del quotidiano. Per ammirare l’orizzonte occorre sollevarsi abbandonando la propria terra. Come ha fatto Abramo. Come hai fatto tu. Dal lago di Garda, peraltro, da Limone è partito Daniele Comboni che ha evangelizzato l’Africa. Ora sei tu che dal Mozambico vieni a Lonato. Occorre disinstallarsi per poter scorgere la bellezza.

Quindi, vivono sul monte. È un tempo breve, ma intenso in cui accade l’imprevedibile, come la metamorfosi del Maestro che appare ai loro occhi differente. Tutto, in realtà, accade nell’ombra prodotta da una nube da cui proviene la parola: “Questi è il Figlio mio, l’amato (…). Ascoltatelo!”. L’uomo che presto vedranno accusato, violentato e ucciso va “ascoltato”, cioè compreso e non frainteso. La vera bellezza si scopre soltanto affinando l’arte dell’ascolto. Prima che annunciatore tu sarai uditore della Parola. Solo così saprai scorgere qualcosa di inedito e di vivo nel contatto con il Vangelo di Gesù Cristo.

Infine scendono dal monte. Perché la bellezza non è possesso, è dono e come tale va donata, non trattenuta. È l’invito del Cristo risorto ad andare e non a starsene a parte per fare esperienza della bellezza, per annunciare la bellezza che salva, per condividere con tutti la ricerca e il dono della bellezza. Questo ti è chiesto nel tuo ministero diaconale che oltre l’annuncio contiene la prossimità più radicale. Come scrive una mistica contemporanea, infatti: “Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio” (S. Weil).

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