Martedì 17 febbraio

Fino a quando il cuore non è cambiato nessun miracolo può far cambiare idea

Esequie di mons. Carlo Tezza a Parona

Martedì della VI per annum (Esequie di mons. Carlo Tezza)
(Gc 1,12-18; Sal 93; Mc 8,14-21)
Parona, martedì 17 febbraio 2026

Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”. Nel vangelo di Marco i farisei e gli aderenti al partito di Erode sono legati da una trama oscura: colpire il giovane Rabbi di Nazareth. La paura di perdere il prestigio religioso, per i farisei, o la paura di compromettere il potere o il successo politico, per gli erodiani, alimenta il comune sospetto e la dichiarata ostilità nei riguardi di Gesù. Questa paura è come un “lievito” che fermenta e che impedisce di accogliere il Maestro nella sua novità sconvolgente. Un rabbi del III secolo d.C. a proposito dell’immagine del lievito così si esprime: “Signore dell’universo, è manifesto al tuo cospetto che nostra volontà sarebbe fare la tua volontà e chi lo impedisce? Il lievito che è nella pasta è l’asservimento ai re (stranieri). Sia tua volontà di liberarci dal loro potere e che torniamo a compiere le leggi della tua volontà con tutto il cuore” (Talmud, Ber, 174-175). Don Carlo è sempre stato immune dal “lievito” della corruzione, libero da interessi e indifferente ai giudizi. Dovunque è stato – a Sommacampagna, Castagnaro, S. Giovanni Lupatoto, Villafranca (come curato) e a Pazzon, Arbizzano (gli anni più intensi della vita), S. Marco e S. Anna dei Boschi (i due più preziosi) e infine a Mazzurega (“un’accoglienza straordinaria con un’attenzione delicata”, ha scritto nel Testamento) – si è rivelato un pastore concreto e affidabile, tutto concentrato sul servizio alla comunità.

Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito?”. Gesù si accorge, peraltro, che i suoi stessi discepoli al pari di farisei ed erodiani non sono per nulla estranei a questo fraintendimento circa la sua persona. Anzi, la loro cecità e sordità spirituale, a paragone di quelli che stanno fuori, hanno radici in un cuore indurito. L’invito di Gesù è di penetrare più profondamente nel miracolo dei pani che non è stato un gioioso pic-nic popolare, ma un preciso momento di rivelazione del suo compito e della sua persona. Proprio l’Eucaristia è stata la folgorante certezza che ha accompagnato sempre don Carlo che invitava tutti a non scoraggiarsi mai “nello sforzo per costruire vera comunità attorno all’Eucaristia”. Per don Carlo la parrocchia non era una semplice unità territoriale, neanche una semplice erogatrice di servizi religiosi, ma una comunità cementata dalla celebrazione eucaristica che è la radice di una unità che supera tutte le differenze.

Non comprendete ancora?”. Fino a quando il cuore non è cambiato nessun miracolo può far cambiare idea a quanti non colgono in Gesù il Messia. Don Carlo aveva intuito una strada umana per farci guardare al Figlio con occhi limpidi e aperti, senza pregiudizi: “Con Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, ci riuscirete”, era solito ripetere ai suoi quando si trovavano di fronte a difficoltà e fatiche. Ripartiamo, dunque, dal suo sguardo mariano così semplice e disponibile per raccogliere la sua eredità di “padre spirituale” di tanti e di tante che grazie al suo stile discreto e presente hanno potuto guardarsi dal “lievito” dei farisei e sono arrivati finalmente a “comprendere”.

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