Lunedì della V per annum (ADOA, in memoria di mons. Fasani)
(1 Re 8,1-7.9-13; Sal 132; Mc 6,53-56)
Villafranca, lunedì 9 febbraio 2026
“E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello”. Toccare il lembo del mantello ci riporta immediatamente alla donna emorroissa (Mc 5,25-34), che da sola, senza intermediari, senza permessi si fa strada nella folla e tocca quel lembo. È una donna marginale, impura secondo la legge, esclusa dalla comunità cultuale e sociale. Eppure osa il gesto, si permette di toccare. Anche questa memoria è decisiva per comprendere che cosa significa “generare ADOA“. Perché anche a Gennèsaret notiamo un duplice movimento: c’è chi porta i malati sulle barelle, ma c’è anche – sullo sfondo, come eco potente – la possibilità che chi è emarginato possa toccare da sé, possa prendere l’iniziativa della propria salvezza, possa essere soggetto e non solo oggetto di cura. Don Fasani e ADOA hanno incarnato questa duplice attenzione: organizzare la solidarietà (portare i malati nelle piazze), ma anche creare le condizioni perché gli stessi fragili possano toccare il lembo, possano essere protagonisti del loro riscatto, possano passare dalla condizione di assistiti a quella di soggetti di dignità e di azione. Non solo fare per, ma fare con; non solo portare, ma permettere che chi è portato possa poi camminare con le proprie gambe.
Il titolo dell’incontro di oggi – “Generiamo ADOA” – non è un semplice slogan commemorativo. È un imperativo teologico denso di significato: se qualcosa è davvero vitale, va rimesso al mondo continuamente. Non basta averlo generato una volta nel 2000; occorre rigenerarlo oggi, domani, ogni volta che le circostanze cambiano, ogni volta che emergono nuovi bisogni, ogni volta che lo Spirito ci chiama a conversioni inedite. È la logica del Vangelo: Gesù non approda a Gennèsaret per installare una clinica permanente, ma per innescare un movimento che poi si diffonderà “da tutta quella regione”, che prenderà forme diverse nei villaggi, nelle città, nelle campagne. La salvezza è mobile, itinerante, sempre in via di generazione.
C’è un dettaglio nel testo che merita attenzione: la gente vuole toccare “almeno il lembo del suo mantello”. Non il centro, non il cuore della veste, ma il margine, il confine, la frangia. Don Fasani ha incarnato questo dettaglio: come economo della CEI e come fondatore di ADOA ha saputo stare sui confini – tra gestione amministrativa e carità evangelica, tra efficienza istituzionale e prossimità fraterna, tra responsabilità economica e profezia della gratuità. E lo ha fatto con libertà. Come Gesù che a Gennèsaret non controlla chi lo tocca, non seleziona i beneficiari: approda e lascia che la salvezza si diffonda. La vera memoria generativa è questa: ricordare per liberare, non per vincolare. Toccare il lembo per lasciarsi salvare, e poi fare spazio perché anche gli emarginati tocchino da sé, con le loro mani, nel loro tempo. Questo è generare. Questo è credere che lo Spirito soffia dove vuole con la sua grazia e la sua libertà.
